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domenica, maggio 27, 2007

da Imbersago a Brivio fino ad Airuno

Focus:da Imbersago a
Brivio fino ad Airuno









Superata la località Fornasette, tra Olginate e Airuno, si entra in territorio airunese. Il sentiero che, da Pescate, conduce all’interno del Parco Adda Nord si allarga senza allontanarsi dal fiume e con buona visuale sul paesaggio agricolo circostante.







Il santuario della Rocchetta



Di notevole interesse è il santuario della Rocchetta ad Airuno (del VII-VIII secolo) che si scorge sopraelevato sulla strada, posto a dominare questo tratto di valle.


Brivio







Il caratteristico ponte di Brivio



Si raggiunge, poi, il territorio di Brivio e la strada offre la vista, in riva opposta, della palude dell’Isola della Torre e dell’Isolone del Serraglio, siti di nidificazione di numerose specie di uccelli acquatici e legati all’ambiente palustre che rappresentano una delle attrattive naturalistiche più importanti dell’Adda.






Di origine celtica, la cittadina di Brivio è in posizione frontaliera tra le province di Lecco e di Bergamo ed è stata, nei secoli, luogo di attraversamento del fiume, sede della strada militare per le Gallie e via di transito dei maestri comacini verso Venezia. Di grande interesse storico è il castello a torrioni circolari, una delle roccaforti poste lungo la linea di confine all’uscita del lago di Lecco.






Alcune immagini dell`Adda in località Toffo-Molinazzo




Brivio fu anche importante come terra di filande, di cui la filanda Molinazzo è il miglior esempio di filanda a fiume. L’assoluta originalità del luogo è rimarcata dai resti di un edificio verticale, il filatoio Toffo in località Foppaluera. In questo tratto il fiume scorre ampio e placido offrendo, con la grigna ed il Resegone che dominano a nord, un paesaggio suggestivo. La palude di Brivio rappresenta una zona umida di raro valore naturalistico.



Imbersago







Il caratteristico traghetto di Leonardo



Al suo arrivo a Milano nel 1482, Leonardo da Vinci, sempre affascinato dal fluire vitale dell`acqua, scopre una realtà idraulica già evoluta che ha pochi riscontri nel resto d`Italia e d`Europa. A tutto questo Leonardo apporterà, nei venticinque anni del suo soggiorno milanese, un contributo personale teorico e pratico provvedendo a migliorare il sistema di idrovie realizzate già in precedenza, forse il più esteso ed importante d`Europa. Il traghetto di Imbersago, da poco entrato a far parte dell’Ecomuseo, è un chiaro segno del passaggio del genio toscano in Brianza.






Un`immagine del parco ad Imbersago e a destra il santuario della Madonna del Bosco



Attivo tutto l’anno, scivola leggero sull’acqua appena increspata, in un’atmosfera quasi trasognata e d’altri tempi. Non solo questo, però è visionabile a Imbersago. Molti sono gli itinerari proposti per scoprire la meglio il territorio circostante. A partire dal Santuario della Madonna del Bosco. Risalendo i caratteristici 300 scalini, si incontra la statua d Papa Giovanni XXIII e lo scurolo del miracolo. La chiesa è meta di molti pellegrinaggi santi e punto di riferimento per i più credenti. Altra attrattiva a Imbersago sono le numerose ville, tra cui Villa Mombello e Cascina Garavesa.

Viaggio tra parchi e riserve/2: la scoperta

Viaggio tra parchi e riserve/2: la scoperta
dell`Adda Nord attraverso le ``impronte``
lasciateci da Leonardo Da Vinci

Immagine


SCHEDA TECNICA



Nome: PARCO ADDA NORD



Data di costituzione: 13 settembre 1983



Ente gestore:
Il Parco è un Consorzio pubblico di enti locali, gestito dall`Assemblea consortile, dal Consiglio di Amministrazione e dal Presidente. L`Assemblea Consortile è costituita dai sindaci e presidenti degli enti consorziati. Il Consiglio di amministrazione è composto da: il Presidente Piergiorgio Locatelli, il vicepresidente Minei Giuseppe Luigi, Ceresa Ferdinando (rapporti con la regione), Besana Sonia (educazione ambientale), Groppelli Antonio (cooperazione ambientale internazionale), Mosca Michele (rapporti con comuni), Corti Giovanni (infrastrutture provincia de Lecco), Pasquini Pierluigi (infrastrutture provincia di Bergamo), Guzzi Antonio (vigilanza ecologica), Bernardino Farchi (direttore, segretario).



Comuni aderenti:
Sponda occidentale: Malgrate, Galbiate, Pescate, Garlate, Olginate, Airuno, Brivio, Calco, Merate, Imbersago, Robbiate, Paderno d’Adda, Cornate d’Adda , Trezzo, Vaprio d’Adda, Truccazzano. Sponda orientale: Lecco, Vercurago, Calolziocorte, Monte Marenzo, Cisano Bergamasco, Pontida, Villa d’Adda, Calusco, Solza, Medolago, Suisio, Bottanuco, Capriate, Canonica d’Adda, Fara Gera d’Adda, Cassano d’Adda, Casirate d’Adda.



Superficie in Kmq e costo totale:
700 Kmq / 327.454,56 € (a carico dei comuni) + a carico Provincia di Milano € 46.779,22; a carico Provincia di Lecco € 46.779,22; a carico Provincia di Bergamo € 46.779,22.
Totale: € 467.792,22



Superficie in Kmq e costo a carico di ogni comune:
Airuno: 0,680 Kmq / € 3.758,40
Brivio: 3,900 Kmq / € 5.925,60
Calco: 1,460 Kmq / € 5.925,60
Calolziocorte: 1,690 Kmq / € 19.968,48
Galbiate: 0,045 Kmq / € 12.447,36
Garlate: 0,400 Kmq / € 3.636,00
Imbersago: 1,970 Kmq / € 2.773,44
Lecco: 5,270 Kmq / € 65.521,44
Malgrate: 0,056 Kmq / € 6.058,08
Merate: 0,200 Kmq / € 20.298,24
Monte Marenzo: 0,200 Kmq / € 2.819,52
Olginate: 1,880 Kmq / € 9.640,80
Paderno d’Adda: 1,770 Kmq / € 4.649,76
Pescate: 0,170 Kmq / € 2.855,52
Robbiate: 1,240 Kmq / € 7.143,84
Vercurago: 0,770 Kmq / € 4.008,96
Verderio Superiore: 0,73 Kmq / € 3.729,60
Bottanuco: 1,700 Kmq / € 6.576,48
Calusco d’Adda: 2,040 Kmq / € 11.594,88
Canonica d’Adda: 0,970 Kmq / € 5.306,40
Capriate san Gervasio: 2,010 Kmq / € 10.442,88
Casirate: 1,910 Kmq / € 4.836,96
Cisano Bergamasco: 1,920 Kmq / € 8.071,20
Fara Gera d’Adda: 1, 820 Kmq / € 9.717,12
Medolago: 1,150 Kmq / € 2.947,68
Pontida: 0,590 Kmq / € 4.224,96
Solza: 0,500 Kmq / € 2.057,76
Suisio: 1,250 Kmq / € 2.057,76
Villa d’Adda: 2,370 Kmq / € 6.040,80
Cassano d’Adda: 5,470 Kmq / € 23.997,60
Cornate d’Adda: 4,830 Kmq / € 13.302,72
Trezzo sull’Adda: 2,730 Kmq / € 16.698,24
Truccazzano: 15,125 Kmq / € 6.268,32
Vaprio d’Adda: 2,520 Kmq / € 9.555,84



Come si può immaginare dall`ampia estensione del Parco, che si dirama sul territorio di ben 3 Province (Lecco, Bergamo, Milano), molti sono i punti d`interesse e gli itinerari da scoprire racchiusi nel paesaggio attraverso cui il fiume Adda scorre. L`Ecomuseo, ossia il percorso naturale e culturale alla scoperta delle impronte lasciate da Leonardo da Vinci lungo il medio corso dell`Adda, può rappresentare un buon punto di partenza. Di notevole interesse storico- architettonico è il ponte in ferro S. Michele a Paderno d`Adda; costruito tra il 1887 e il 1889, può essere considerato il simbolo dell`archeologia industriale in Lombardia.





Ponte di San Michele a Paderno; il ponte, a due scorrimenti stradale e ferroviario, è composto da un`unica arcata in ferro e da piloni poggianti direttamente sull`arcata



Da un punto di vista ambientale invece, la palude di Brivio, denominata Isola della Torre e dell`Isolone del Serraglio, è una zona molto interessante, perché priva di insediamenti umani, agricoli e industriali; ontani neri, platani, pioppi, betulle, salici e querce sono gli alberi che si possono ammirare nella flora di questa zona. Vaste aree del parco sono ricoperte invece da essenze tipiche del bosco ceduo e del sottobosco: carpino, castagno, nocciolo, robinia. Continuando tra i luoghi d`interesse come dimenticare il villaggio manzoniano di Pescarenico, con l`ex convento dei padri Cappuccini o il villaggio di Crespi d`Adda, vero e proprio paese realizzato per ospitare gli operai del cotonificio.





Centrale idroelettrica Taccani e dietro il castello a Trezzo; del castello rimane integra
la torre alta 42 metri e i pozzo Vercellino del 1400



Una visita ai castelli medioevali di Brivio, Cassano e Trezzo o alle centrali idroelettriche Semenza a Calusco, alla Bertini di Porto d`Adda e alla centrale Taccani di Trezzo, può essere un modo perfetto per conoscere il sistema fortificato dell`Adda e il forte legame che univa la gente al fiume. La pesca è un`attività economica ancora oggi praticata, soprattutto a Pescarenico, mentre i cascinali (cascina Molino di Sopra a Medolago, cascina Paradiso a Paderno, cascina S. Benedetto a Trezzo per citarne alcune) restano una testimonianza dell`attività contadina e dell`amore verso la terra irrigata dal fiume.







Folaga con nido ancorato alla vegetazione acquatica nel tratto d`Adda a Imbersago.
Nidifica nel parco ed è la specie più diffusa




Tra gli agriturismi presenti nel territorio del parco ricordiamo: Il Torrettone a Truccazzano(MI), la Fattoria Laghetto a Merate, il Biffi e Cascina Mazzo a Villa d`Adda (BG); qui si possono gustare i piatti tipici della zona come il risotto con pesce persico, la tinca e l`anguilla in umido, la frittura di alborelle, i casoncelli alla bergamasca e il brasato d`asino.





Germano reale maschio,riconoscibile dal capo e dal collo verde smeraldo con collare bianco.
E` una specie facilmente visibile lungo le rive dell`Adda




Molti gli eventi legati al parco. Con cadenza mensile si svolge una manifestazione con iniziative rivolte ai bambini presso il CEA sull`Isola Borromeo di Cassano D`Adda; il 5 maggio è stato invece inaugurato il nuovo punto del parco a Fara Gera d`Adda e la mostra permanente di archeologia industriale del medio corso dell`Adda. Il 9 giugno toccherà invece alla chiesetta dell`oratorio S. Ambrogio di Paderno D`Adda ad essere inaugurata, a seguito della sua recente ristrutturazione. Ricordiamo inoltre dal 18 al 24 giugno la "settimana amica", una manifestazione artistica internazionale per la quale giungeranno artisti di varie nazionalità europee allo scopo di dipingere, insieme ad artisti locali, scorci e paesaggi del territorio del Parco.






A sinistra la diga di Robbiate, mentre accanto la centrale idroelettrica Semenza che fa parte
del sistema di sfruttamento delle acque del fiume Adda per scopi idroelettrici



Diverse sono poi le manifestazioni sportive legate al parco: 50km lungo l`Adda (17 giugno), quattro passi lungo il naviglio Martesana (13 maggio). Ultimo dato di cui l`ente gestore può essere orgoglioso: 4.739 è il numero di alunni che hanno partecipato alle visite guidate all`interno del territorio del Parco dall`inizio del
2007 ad oggi.

Ilaria Bernardi
Priscilla Mancini

lunedì, maggio 14, 2007

Urge educare la gente alla cultura dell`ambiente

Urge educare la gente alla cultura dell`ambiente






Più di uno, dopo avere letto qualche mia provocazione sull`ambiente o sul mondo politico, mi ha consigliato di non rodermi il fegato, tanto. «a che serve - mi dicono - combattere coi giganti?». Solitamente rispondo che il mio vero problema non è il potere marcio, ma l`opinione della gente manovrata dal potere marcio. Ed è qui la mia sfida: togliere alla gente comune la falsa idea che l`ambiente sia un prodotto da consumare ad uso e consumo di chi possiede un pezzo di terra. Quando ho scritto che il diritto di proprietà ha dei limiti, intendevo dire due cose: anzitutto, che coi soldi non si ha il diritto di comperare tutta la terra; in secondo luogo, che anche sulla proprietà ci sono dei limiti, per cui non posso fare quello che voglio sul mio terreno. In poche parole, il diritto di proprietà ha dei limiti sia sull`acquisto che sull`uso del mio pezzo di terra.
Non pretendo di convincere i Costruttori edili sulla destinazione universale della terra e sul rispetto dell`ambiente. So benissimo che li avrò sempre contro. Ma la mia lotta sta nel convincere la gente che l`ambiente è la nostra " prima" casa, e che va rispettato proprio perché è la nostra "prima" casa. E se non si rispetta il contesto ambientale in cui viviamo, i primi a pagarne le conseguenze siamo proprio noi, cittadini, ma soprattutto i ragazzi di oggi. I Costruttori edili non potrebbero fare il bello o il brutto tempo come fanno oggi, se la gente capisse il valore o l`importanza primaria dell`ambiente.
Perché si costruiscono case deturpando l`ambiente? Perché ci sono cittadini sempre disposti a comperare quelle case! Se nessuno le acquistasse, non penso proprio che le Imprese edili continuerebbero a costruire in modo selvaggio come fanno ora! Ma forse sta qui la mia ingenuità o la mia utopia: credere che la gente possa acquisire una tale cultura dell`ambiente da metterlo al di sopra di tutto e di tutti. Ancora oggi, quando si va a votare per le amministrative, c`è gente che usa il criterio dello scambio di voto: "Ti do il mio voto se poi mi favorirai".
E si scelgono quei candidati che, già abituati a fare i loro sporchi interessi, proprio per questo non avranno scrupoli nell`elargire favori a destra e a sinistra, naturalmente dietro compenso. Non si dà nulla per nulla! Tuttavia credo che oggi ci sia tra la gente una maggiore coscienza dell`ambiente e che, anche se a passi molto lenti, ci si incammini verso quella cultura che, spero fra pochi anni, condizionerà ogni scelta politica e amministrativa.
Ed è proprio sulla gente che occorre agire perché, una volta educata al rispetto del Creato, non solo condizionerà ogni scelta politica e amministrativa, ma creerà una "nuova" classe dirigente, senz`altro migliore di quella attuale, vergognosamente di mercato col marchio cattolico. È vero che talora ci si scoraggia nel toccare con mano quanto siamo ancora lontani dal sognare a tutti i costi un paese su misura d`Uomo.
E l`Uomo è tale nel contesto del Creato, bello come Dio l`ha fatto. Anch`io mi lascio prendere da momenti di delusione, quando - dopo lotte e interventi in favore del Creato - mi accorgo (troppo tardi ormai!) che, intorno a me, c`è tutto un programma edilizio, selvaggio e disumano. Sì, m`accorgo troppo tardi, perché ormai i permessi sono già arrivati e quel pezzo di terra da paradiso è già destinato al macello! Non sono affatto contro lo sviluppo edilizio di un paese: dico solo che c`è sviluppo e sviluppo. In pochi anni un paese lo vedi trasformarsi sempre di male in peggio. Perego, ad esempio, non lo riconosco più. Ci sono zone che, dal punto di vista edilizio, dire orrende è dir poco. Ti viene un dubbio se non sia ormai diventata la periferia caotica di un grosso borgo.
Vedi un miscuglio di case e di capannoni, case costruite con il criterio dell`intarsio, l`una inserita nell`altra, senz`ordine, senza "intelligenza", senza rispetto del cittadino costretto a convivere con la bruttezza di un ambiente deturpato e di un`abitazione che gli toglie il respiro. Là dove poteva starci un capannone, vedì una villetta strozzata, e là dove poteva starci una villetta vedi un orrendo capannone. Non è questione di estetica, ma di vivibilità! Il cittadino ha diritto non solo ad avere una propria casa, ma anche a "viverci" in santa pace, senza doversi rubare l`aria che respira.
I nostri piccoli paesi stanno perdendo la loro identità, sia ambientale che civile, in nome di uno sviluppo spropositato e di una politica selvaggia e scriteriata, che non ha ancora capito che un paese va governato con saggezza, oculatezza, con grande rispetto della dignità del cittadino che non può assolutamente vivere in un contesto ambientale, ferito dalla stupidità di alcuni che per un pugno di dollari si faranno eternamente maledire dalle generazioni future. Lo giuro!
Come fermare questo scempio? Quali sono i mezzi "legali" più efficaci? La legge da che parte sta? E i cosiddetti partiti a cui sta a cuore la località che cosa fanno? Torno sulla mia scommessa o sfida: bisogna urgentemente educare la gente alla cultura ambientale. È la gente che potrà cambiare i nostri amministratori; che potrà condizionare le scelte edilizie; che potrà mettere in ginocchio le Imprese edili! Il cammino è lungo: bisogna crederci! E se siamo più di uno a scommettere sulla gente, prima o poi si arriverà a risultati insperati. Ma.nel frattempo? Ecco la mia domanda: e se la gente si sveglierà quando i paesi saranno distrutti? Cosa fare ora e qui?
Certo, è triste dover ancora constatare come nel programma elettorale ci sia al primo punto la riduzione dell`I.C.I. È triste! È proprio vero: ai nostri politici brianzoli non interessa l`ambiente come casa comune, e tanto meno i diritti dei più giovani. È triste! Ma, proprio per questo, non bisogna demordere, ma mordere. Bisogna lottare perché, se non servono i ragionamenti o la logica dell`essere, ci si dia da fare per eliminare dalle cariche pubbliche chi calpesta i diritti fondamentali della Terra e i nostri diritti a viverci da Uomini (con la U maiuscola)!


DON GIORGIO DE CAPITANI
Monte di Rovagnate (Lecco)

mercoledì, maggio 09, 2007

Lecco: il parere tecnico del Comune dà ragione alle ``critiche`` dell’opposizione

Lecco: il parere tecnico del Comune dà
ragione alle ``critiche`` dell’opposizione








Ennesimo capitolo nella saga del maxi progetto del porto delle Caviate. Infatti, i consiglieri di centro sinistra e di Rifondazione Comunista hanno presentato una nota, intitolata “Porticciolo: no,ancora non ci siamo”, in cui si osserva come la Giunta di Lecco, con la delibera del 26 aprile 2007, abbia approvato il documento politico, conosciuto da stampa e opinione pubblica, ed il relativo parere tecnico, sconosciuto ai soggetti sopraccitati, da trasmettere alla Regione per la procedura di valutazione d’impatto ambientale relativa al progetto del porto turistico.
Come detto sopra, mentre il documento politico è conosciuto ed ha avuto riflesso sull’opinione pubblica con ampi dibattiti, ad esempio, sulla riduzione di due piani dell’altezza dell’edificio, il parere tecnico, presentato dall’assessore all’edilizia ed all’urbanistica del Comune di Lecco Dario Pesenti, in cui, sostanzialmente, vengono affermate le criticità ed i limiti che dovrebbero impedire l’attuazione del progetto e che corrispondono a quelle che i membri dell’opposizione sostengono da mesi, non è mai stato di dominio pubblico. Nel parere tecnico, infatti, si sostiene ad esempio che “i caratteri dei luoghi sono di alto valore ambientale” che costituiscono “un insieme che verrebbe compromesso dalla possibilità di trasformare il luogo con edifici di notevole dimensione e un porto turistico. Si precisa che il porto dovrà essere sottoposto alla normativa di cui alle DGR 48271/94 e DGR 49233/94”, inoltre sono elencati tutti i vincoli, tra cui la pluricitata fascia di rispetto ferroviaria, l’area di rispetto dei corsi d’acqua pubblici, le disposizioni normative sulla fascia compresa tra superstrada e lago e una “new entry”, ovvero la visuale sensibile “veduta di Lecco da Malgrate” individuata dal Piano di Settore del Parco Adda Nord. Nel parere tecnico, creato dal gruppo di lavoro costituito da Marco Cassin, Fabrizio Rusconi, Sergio Lafranconi, Valeria Comi e Paola Mulinelli, si evidenzia, tra i tanti aspetti, come “agli atti del Comune di Lecco non risultano di proprietà comunale tutte le aree riportate negli elaborati di progetto”, inoltre, “l’Agenzia del Demanio, ente proprietario di aree comprese all’interno del piano attuativo, non è stata ancora informata circa la realizzazione delle nuove opere saldamente ancorate al suolo all’interno delle stesse aree demaniali”.
“La superficie complessiva di pianificazione attuativa è nel progetto depositato di 60.903,82 mq mentre la Slp (Superficie lorda pavimento) risulta pari a 18.300 mq, contro i 18.292,43 mq concessi dalla normativa”. Dal progetto, le aree per attrezzature strettamente connesse a servizi portuali , ricettivi ( manutenzione, servizi igienici, ristorazione, aree didattiche, sedi club, uffici gestore…) ritenuti giustamente fattori critici di successo dello stesso studio di fattibilità presentato, risultano di soli 650 mq.E’ necessario pertanto potenziare tali superfici proponendo una soluzione di più ampio respiro rispetto alla banchina prevista di nuova costruzione su area lacuale”, “Si precisa che occorre integrare il progetto con la continuità, anche di ordine dimensionale, alla passeggiata lago esistente, oltre alla predisposizione di adeguate soluzioni progettuali finalizzate alla realizzazione della pista ciclabile e alla individuazione dei criteri e regole di integrazione con gli itinerari pedonali.”, mentre “l’ipotesi di spezzare l’attraversamento ferroviario pedonale esistente non è una previsione coerente”. “Si ritiene non condivisa l’interpretazione riguardante il parametro delle distanze dalle strade e dai confini, dalla zona ferroviaria in più punti, né le deroghe a tali parametri. In particolare i piani seminterrati vengono ritenuti strutture edificate al fine della verifica della distanza ammissibile dal ciglio stradale e della quota marciapiede utilizzata come parametro di riferimento irrinunciabile per le verifiche rispetto alla linea di inclinazione naturale del terreno. In ottemperanza a quanto esposto sopra dovranno essere approntate alcune modifiche progettuali che comporteranno un arretramento e un auspicabile abbassamento delle quote degli edifici. Si osserva infine che l’impianto edilizio si basa sul rilascio di deroga alla distanza ferroviaria, ipotesi al momento non convalidata in alcun modo dall’ente competente.
L’alberatura esistente, “maschera” stagionalmente e parzialmente gli edifici. Inoltre, da altri punti di osservazione, l’imponente impianto volumetrico ininterrotto per una considerevole estensione, non risulta attenuato da alcun accorgimento significativo, incombendo prepotentemente sul territorio”. “Il progetto di ampliamento riguardante l’edificio esistente nel lotto B –ovvero il residence- risulta privo di dati certi che possano in alcun modo essere oggetto di valutazione, anche se sufficienti per coglierne un’assoluta mancanza di integrazione con gli altri elementi progettati, una estraneità compositiva urbanistica-architetonica e funzionale con il resto dell’impianto insediativo”.





Per quanto riguarda i parcheggi, “risultano dedotti dalle quantità minime calcolate in base alle disposizioni attualmente vigenti in materia.” Dai dati presentati “non risulta evidente come possano risultare fattibili 181 posti auto a standard con solo 1.353 mq circa ( mq 15.212- mq 13.859) di superficie”. Inoltre, “non vengono conteggiati i 44 posti auto sulla banchina, oltre ai 18 posti moto, poiché si chiede una diversa soluzione progettuale per un così prezioso spazio aperto al pubblico di alta naturalità e di indubbio valore ambientale e paesaggistico dove andrà privilegiata la fruibilità sociale e ciclo-pedonale”.
“Nel progetto mancano completamente i dati quantitativi e qualitativi relativi agli standard. Risulta menzionato nella relazione un parcheggio di 181 posti auto, ma dai dati dimensionali dei parcheggi pare impossibile l’esubero di 181 posti auto da qualificare come standard”,” risulta inoltre un dato di 90 mq di area a verde attrezzato nei pressi della stazione della metropolitana leggera prevista sull’azzonamento di Prg e del tortuoso percorso pedonale risultato della proposta progettuale rispetto alla esistente scalinata pedonale sovrappasso alla ferrovia”, quindi “è evidente che questi dati incerti non offrono l’opportunità di valutare nemmeno in termini numerici la situazione. Si osserva comunque che anche nella migliore delle ipotesi verrebbero reperite 5.520 mq di aree a standard, con questo dato però risulterebbero insufficienti i parcheggi pertinenziali ex art 14 vigenti Nta: 90 mq area verde, 5.430 mq per parcheggi interrati, a fronte della normativa di 15.738 mq totali. Si deduce in modo arbitrario che per i rimanenti 10.218 mq verrà richiesta la monetizzazione”, vietata per le aree standard.
“Si rammenta che il Prg nei Piani Attuativi prevede l’obbligo di mantenere l’estensione delle aree sottoposte ad usi pubblici, anche se in localizzazioni non coincidenti con quelle indicate nell’azzonamento di Prg, pertanto se verranno attuate delle modifiche di azzonamento relative agli standard (vedi fascia lago) dovranno comunque almeno essere reperite altre aree standard di apri estensione”. Sempre per quanto riguarda le aree standard, la loro quantità “effettivamente reperita nella proposta progettuale risulta insufficiente. I teorici 10.218 mq monetizzati, corrispondono di fatto alla non acquisizione di disponibilità di demanio di aree pubbliche comunali per l’intero standard generato dall’insediamento residenziale (peso urbanistico pari a 310 abitanti teorici), e buona parte di quello alberghiero/ricettivo”.Infine, “si chiede di integrare lo studio geologico a supporto della progettazione in tutta l’area interessata dall’ATS1 compresa soprattutto la parte lacuale a ridosso della classe 4 nella Carta della fattibilità geologica per le azioni di piano e classi di fattibilità a supporto del vigente Prg. Riguardo la quota di progetto proposta per la banchina, si osserva che risulta a rischio allagamento”.
In conclusione, “riguardo la dotazione degli standard urbanistici, si ritiene necessario un approfondimento del quadro conoscitivo rispetto alla rete dei servizi pubblici e di interesse pubblico o generale presenti nello specifico contesto urbano, una concreta identificazione delle esigenze determinate dall’insediamento stesso che presenta anche caratteristiche di polo attrattore di carattere sovracomunale e, infine, una previsione di aree e servizi di interesse pubblico o generale, quantitativamente maggiore a quella, peraltro incerta, prevista nella proposta progettuale, ritenuta insufficiente.”



A fronte di tutti questi preziosi elementi, i consiglieri del centro sinistra e del PRC si chiedono come mai il parere tecnico non sia mai stato veicolato alla stampa mentre il documento politico, che non contiene nessuna novità rispetto alle posizioni precedentemente espresse dagli amministratori, è stato ampiamente dibattuto e reso noto nella sua forma integrale. “Nel documento politico, si afferma la natura fortemente strategica del progetto al punto che non si chiede di adeguarlo, ma si propone di approfondire le proposte di integrazioni e modifiche…affinchè non vi siano inutili e controproducenti dilatazioni dei tempi, mentre noi sosteniamo che i vincoli e le regole vanno applicate, se non piacciono ci si può impegnare per cambiarle, ma fin quando sono in vigore vanno applicate. Soprattutto da parte delle istituzioni e di chi le rappresenta”, ha detto Alfredo Marelli dando voce al pensiero del gruppo dei consiglieri di minoranza.
“Inoltre, ci chiediamo perché la Giunta ha deliberato, in data 20 aprile 2006, di ritenere di pubblico interesse la proposta ricevuta dalla società Salice S.p.A., sapendo che la stessa non aveva adeguato il progetto alle prescrizioni precedentemente formulate dal Comune, per quale motivo la Giunta ritiene di pubblico interesse la realizzazione del porto o anche degli immobili destinati ad uso privato che il progetto prevede di realizzare, infine perché la società Salice S.p.A. e l’architetto che ha elaborato il progetto non hanno recepito le prescrizioni espresse dal Comune, in particolare quelle formulate nel dicembre 2005. Proprio in nome della trasparenza che la Giunta si attribuisce, queste domande dovrebbero trovare risposte puntuali”.
In conclusione, i consiglieri che hanno presentato la note propongono la sospensione per un breve periodo di tempo della procedura della V.I.A. per attivare una sede di concentrazione che sappia tenere insieme l’obiettivo del porto, il rispetto dei vincoli e gli interessi più vasti del territorio. La sede potrebbe essere quella dell’Accordo Quadro per lo Sviluppo del Territorio (AQTS), opportunamente allargata in cui si potranno presentare proposte alternative a quella fatta con il progetto, richiesta che verrà presentata oggi stesso agli attori di questo tavolo allargato. I consiglieri di centro sinistra e del PRC, concludendo, non sono contrari alla costruzione di un porticciolo turistico, purchè sia tale e soprattutto rispetti i vincoli e le norme.



http://groups.google.com/group/salvalecco




Carolina Dell’Oro

lunedì, maggio 07, 2007

Don Giorgio: la terra è di tutti

Don Giorgio: la terra è di tutti






L`ambiente e il Parco
Che numerosi Comuni della bella Brianza stiano facendo scempio delle nostre colline lo vedono anche i bambini. Solo i ciechi passano, e "non vedono". Parlo di chi non si accorge mai di nulla di ciò che capita attorno a lui, distratto com`è da mille faccende, o perché vede solo la solita strada che porta al lavoro, e poi di nuovo a casa. E succede che neppure coloro che sfruttano i sentieri del Parco per fare una bella scampagnata s`accorgono dei disastri che l`homo oeconomicus ogni giorno compie ai danni del Creato. Costui sì che "vede" le colline, ma con l`occhio dell`affarista che si chiede: "quanto può rendermi questo pezzo di terra? Me lo compero, e poi lo rivendo". Se potesse parlare, anche una sola zolla urlerebbe improperi e si appellerebbe al tribunale del Creatore. Ma la zolla è muta, però si vendica. Ma vorrei comprendere anche le difficoltà dei Comuni, che talora si vedono costretti ad accontentare le voglie dei cittadini, a cui dell`ambiente interessa solo il proprio pezzo di terra, da godere e sfruttare come a loro pare e piace, dimenticando che ogni zolla è come la tesserina di un mosaico. Forse di più, se è vero che un mosaico pur bello e suggestivo è morto in sé, mentre un pezzo di terra non solo è vivo ma è vitale per tutti: per chi ce l`ha perché lo ritiene "suo", e per chi ne è privo, perché non lo può ancora possedere.
Non è ancora entrata l`idea che la terra è di tutti. È un concetto "falso" che la terra è solo di chi ce l`ha per acquisizione. C`è una destinazione universale che non è solo teorica (tutti dovrebbero avere diritto a un pezzetto di terra!), ma reale, nel senso che la terra nel suo insieme non è di nessuno in particolare, ma di ogni abitante dell`universo. Butto lì la cosa, ma bisognerebbe approfondirla: ne verrebbero riflessioni interessanti e sconvolgenti. Senz`altro, entrerebbe in crisi tutta la logica di quel mercato che oggi sembra dettare legge su tutto. Ripeto: la terra è di tutti, per cui anche il "tuo" pezzetto di terra non è "tuo" del tutto, per cui non puoi farne ciò che vuoi, per cui c`è un limite, quello imposto dalla destinazione universale della terra.
Tornando ai Comuni, conosco la loro difficoltà nel far capire al cittadino la destinazione universale dell`ambiente in cui è inserito il paese. Anche perché non sempre la legge in vigore difende tale destinazione universale, ma i capricci più che i veri diritti del cittadino. E nei capricci metto il cattivo gusto, l`utilitarismo più bieco, l`abuso più che l`uso, il consumismo immediato, quel voler emergere su tutto anche esibendo una lunga lista di terreni ritenuti propri.
Come i Comuni possono difendersi da questi soprusi sulla Terra? Hanno bisogno dell`appoggio di enti, di istituzioni, di associazioni che fanno del rispetto dell`ambiente la loro lotta. Penso ai Parchi nazionali, regionali e sovraccomunali. Qui vorrei dire due parole molto chiare. Anzitutto, distinguerei tra l`Ente in sé e il suo reale funzionamento. Sulla bontà del Parco in sé tutti dovremmo essere d`accordo. I dubbi nascono quando vediamo come in realtà funziona il Parco, tramite uomini che magari parlano bene, ma razzolano male. L`ho detto ad alcuni Sindaci: ad esempio, non è vero che il Parco del Curone è odiato dalla gente del posto: è lui, il Parco, a farsi odiare. Ci sono troppe cose che non vanno: da una parte si esige il rispetto di una pianta e poi si permettono aperture di strade che rovinano piante e ambiente; si chiede il rispetto del fagiano, e poi si permette ai cacciatori di "provare" i cani in territori aderenti al Parco (questo non è grottesco?).
Potrei fare mille altri esempi. Con tutto ciò, tengo fede alla validità del Parco in sé, perché potrebbe dare una grossa mano nel tutelare l`ambiente. E fanno bene i Comuni a entrare sotto la protezione del Parco. Più protezioni hanno, più i Comuni si sentono liberi di difendere il territorio dalle speculazioni d`ogni tipo. Ho letto ultimamente sul "Giornale di Merate" (del 1 maggio, pag. 16) una dichiarazione della Lega Nord a proposito dell`istituzione del Parco sovraccomunale di S. Genesio. C`è una citazione virgolettata: la riporto nella speranza che le parole rispecchino il pensiero di Paolo Bianchi, segretario di circoscrizione della Lega: «Condividiamo certamente l`idea di difendere il nostro territorio dal cemento. Non condividiamo invece i modi con cui alcune amministrazioni comunali vogliono tutelare il verde. I parchi costano e impongono vincoli sovraccomunali che in alcuni casi intralciano addirittura la normale manutenzione di boschi e poderi. Per questo ci sembra giusto chiedere ai cittadini cosa ne pensano, in particolar modo quelli che abitano o hanno proprietà all`interno dei confini previsti. Oltretutto quello del San Genesio sarà un parco a ciambella. Il comune di Colle Brianza, che dovrebbe essere il fulcro di quest`area protetta, ha deciso di non aderire. Verranno quindi lasciate fuori le zone più belle del San Genesio compreso l`omonimo monastero». Sono sincero: ho fatto fatica a seguire la "logica" di simili ragionamenti o motivazioni sull`opportunità o meno di aderire al Parco del San Genesio. Anzitutto, bisogna andare al di là della semplice tutela del "verde" in sé: c`è una differenza ideologica tra i verdi e gli ambientalisti: l`ambiente comprende il verde e ben altro! E poi perché fare una questione di soldi? Che discorso è mai questo? L`ambiente merita qualsiasi attenzione e tutela, costasse anche qualche tassa. Quanti soldi a vuoto escono dalle casse comunali! Inoltre: smettiamola di indire referendum, soprattutto chiedendo il parere a cittadini "interessati"! Il paese non progredisce con le "false " democrazie. Progredisce con le idee nobili, che non appartengono certo alla massa il cui parere viene carpito ad arte dai nostri politicanti dal corto respiro. Infine, che cosa significa che, siccome il comune di Colle Brianza non vuole aderire al Parco, allora tutto deve rimanere come prima? Se il Comune di Colle è libero di fare le sue scelte (avrà le sue buoni ragioni!), anche i Comuni confinanti sono liberi di fare le loro, e di buone ragioni ne hanno, se è vero che occorre trovare forti appoggi contro le speculazioni edilizie di cittadini privati e di Imprese edili che non amano certo alcun tipo di limite alle loro rivendicazioni egoistiche o affaristiche.
Con tutto ciò non bisogna lasciar correre alcun tipo di contraddizioni che spesso deturpano anche i più nobili principi. E il Parco del Curone un serio esame di coscienza lo dovrebbe fare! Per non farsi più odiare, e per non dare a certi partiti che vedono solo il loro orticello l`occasione propizia per creare nella gente la falsa idea che il Parco sia sola una bestia nera.


DON GIORGIO DE CAPITANI
Monte di Rovagnate (Lecco)

Viboldone il borgo medievale sotto l’assedio delle ruspe

Viboldone il borgo medievale sotto l’assedio delle ruspe






Rischia di scomparire l’antico borgo di Viboldone, frazione di San Giuliano Milanese, tra gli ultimi baluardi verdi rimasti alle porte della metropoli. Residenze medievali costruite intorno alla monumentale abbazia campeggiano ancora immerse nel verde ombreggiato da filari di pioppi e tra lente rogge. Ma l’amministrazione comunale di centrosinistra «ha approvato il progetto di radere al suolo - sottolineano gli abitanti carte alla mano - un buon numero di antiche abitazioni rurali, compreso l’edificio della vecchia posta, per poi ricostruire con edifici moderni».

È così che i cittadini hanno iniziato la loro battaglia. E ieri hanno sfilato in centinaia per le vie del borgo, per la conservazione dell’identità del territorio, della storia, dei luoghi, della serenità possibile in questa oasi di silenzio. Allergici a decise ingerenze politiche, nonostante Rifondazione comunista, come ha spiegato ieri la senatrice Giovanna Capelli, abbia sfiorato la crisi di giunta a San Giuliano proprio su questo tema. E nonostante ieri si sia chiesto a gran voce che la Provincia di Milano si muova per «avviare il dialogo - come sottolinea Paolo Rausa dell’associazione per la salvaguardia e la tutela di Viboldone - fra tutte le parti interessate: il comune, il Parco Adda Sud e la Soprintendenza da un lato e, dall’altro, le suore benedettine, che ancora soggiornano nell’antica abbazia, e le associazioni di cittadini».

L’abbazia intorno alla quale è sorto l’antico borgo è datata 1176. Poco dopo vengono edificati i complessi in corte sopravvissuti fino ad oggi: soprattutto cascina Abbazia e cascina Corte Grande. Poi case e palazzi a due piani tutt’intorno. In mattoni pieni, al naturale. Ma, soprattutto, vengono rispettati gli ettari di verde incontaminato tutt’intorno. L’aria, lì, sa ancora di natura. E l’arte dell’abbazia, dedicata ai santi Pietro e Paolo, è rimasta in gran parte intatta. La prima pietra viene posta dai monaci Umiliati che condividevano con la popolazione il ricavato della lavorazione della lana. Nel 1581 nel monastero si insediano i benedettini di Monte Oliveto che rimarranno a Viboldone per due secoli. È nel 1941, poi, grazie al cardinale di Milano Ildefonso Schuster, che arriva una giovane comunità di benedettine. Oggi le monache ricevono ogni domenica visitatori da ogni dove, accogliendoli per quanto possono. Ma per l’assessore locale all’urbanistica Cristian Stefanoni «è impensabile nel 2007 di dover recuperare totalmente edifici che non sono di grandissimo pregio». Anche se il territorio è considerato un patrimonio monumentale dal Parco Adda Sud. E anche se l’indignazione spinge a parlare persino la badessa delle benedettine: «La provincia di Milano tuteli non solo con denaro a pioggia il suo patrimonio ma a ragion veduta, prendendo atto di quanto qui sta andando perduto». Madre Maria Ignazia Angelini ricorda quanto vede sfiorire giorno dopo giorno sotto i suoi occhi: «Fino a qualche tempo fa vedevamo filari di alberi dal cortile del convento. Ora più nulla. A poco a poco è stato tagliato tutto. Per non parlare delle abitazioni. Mai ristrutturate, si sono svuotate a poco a poco». Basti pensare che dai 300 abitanti di quando le benedettine arrivarono qui, si è passati alle 10 anime attuali. Ma non trascura nemmeno il risvolto sociologico la badessa: «Così si è perso anche il patrimonio di umanità solidale tra i residenti nel convento e quelli fuori. Della bellezza non si può approfittare. Bisogna custodirla».

mercoledì, maggio 02, 2007

Metano per auto: nessun distributore nella provincia di Lecco


Metano per auto: nessun distributore nella provincia di Lecco





Volevo rifarmi alla lettera del 16/3/2007 di Alberto Valsecchi presidente provinciale dei Verdi "L`aria lecchese è sempre più inquinata ma qualcosa si può fare e renderla più respirabile", con la quale invitava gli enti preposti ad assumere iniziative coraggiose volte alla salute dei cittadini e dell`ambiente con delle proposte concrete e realizzabili dando nel contempo delle indicazioni.
Anch`io come cittadino di questa comunità con a cuore l`ecologia volevo poter essere di aiuto nel combattere i nostri "nemici quotidiani: Pm10, polveri ancora più sottili, benzene, biossido di azoto, zolfo, monossido di carbonio, idrocarburi, anidride solforosa, ozono, benzopirene".
Approfittando della campagna di rottamazione "vecchie" auto e stimolato dagli incentivi governativi ( anche se non sono mai sufficienti) ho deciso di comprarmi un auto a metano in quanto IL METANO RIDUCE POLVERI SOTTILI E BENZENE A VALORE ZERO.
La cosa sconcertante è la mancanza di impianti stradali metano auto che nelle provincie di Lecco, Como e Sondrio sono assolutamente inesistenti.
Mi chiedo come sia possibile che la provincia di Lecco dove il numero di sforamenti delle polveri sottili relativamente alla soglia dei 50 µ/mc soventemente ha superato il limite consentito dalla norma europea che ammette 35 "infrazioni" nell`arco di un anno non abbia ancora preso in considerazione una più organica pianificazione delle misure di salvaguardia della salute pubblica non solo con le misure di emanazione di ordinanze restrittive all`utilizzo di veicoli (giuste quando sono nella fase acuta) ma con un programma di prevenzione delle situazioni indesiderate attraverso una capillare dislocazione di impianti stradali di metano per auto.
La lettera dell`ADICONSUM alla Regione Lombardia in merito ai pochi distributori in Lombardia, riporta il seguente testo:
"Il metano sarebbe una soluzione al problema, riduce le polveri sottili ed altri inquinanti come il benzene a valore zero. Ecco gli effetti benefici del metano:
Impatto ambientale ridotto. Il gas naturale è il carburante fossile più ecologico esistente: riduce le emissioni di CO2 di circa il 25% su benzina e di circa il 15% in rapporto al gasolio; il metano non produce nella sua combustione PM10;
Riduzione dei costi per il consumatore. Il metano costa sensibilmente meno degli altri combustibili uso autotrazione: 1 kg. di metano costa circa come 1,5 lt. di benzina, circa 1,3 lt. di gasolio, circa 2,1 lt. di GPL. A parità di km percorsi, attualmente l`utilizzo di metano consente di risparmiare dal 40% su gasolio e GPL fino al 60% sulle benzine.
Il metano arriva attraverso le condotte già realizzate capillarmente dalla rete gas e non comporta, a differenza degli idrocarburi trasportati "su gomma", inquinamento ulteriore.
Le auto alimentate a metano - a differenza di altri gas - possono essere parcheggiate ovunque senza alcuna limitazione strutturale, poiché il gas metano ha densità inferiore a quella dell`aria.
Le principali case automobilistiche (p.e: Fiat, Citroen, Iveco, Mercedes Benz, Opel, Piaggio, Volvo, Honda) si sono impegnate nella realizzazione di una serie di modelli definiti ibridi che nascono per la combustione sia di benzina che di metano".
L`evidente convenienza del metano a supporto delle trasformazione dell`autoparco esistente, si scontra, però, in maniera sconcertante, con la mancanza di impianti stradali metano auto della nostra provincia.
Alla luce di questi dati, non varrebbe la pena che i nostri amministratori pubblici fossero un po` più coraggiosi e si impegnassero a creare una rete diffusa su tutto il territorio provinciale di distributori di metano per autotrazione?



Gianmario Pizzagalli


www.metanoauto.com