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venerdì, agosto 17, 2007

Paderno: il fascino oscuro del San Michele

Paderno: il fascino oscuro del San Michele e gli zoccoli sull’argine.
Il fiume racconta di vite che si è portato via




L`addio alla vita. Sfilarsi gli zoccoli con delicatezza, come per non far rumore e svegliare figli e fratellini nei letti vicini. Bisogna fare attenzione, i pavimenti di legno dei casolari di campagna rimbombano. La cura è quella solita, di chi vive per gli altri. Solo per gli altri. Quattordici ore come operaia nel setificio e dieci da mamma, moglie, sorella maggiore. Solo che qui il pavimento in legno non c`è. C`è solo l`acqua impetuosa dell`Adda in piena. Gli zoccoli sull`argine, accostati con cura. E` il segnale di un`altra donna che non ce l`ha fatta e s`è lasciata cullare dai vortici del fiume. Così le nonne di oggi ricordano e raccontano; perchè quando erano ragazze loro negli anni Venti, Trenta il ponte San Michele esercitava già un fascino misterioso e inquietante e gli zoccoli abbandonati sull’argine erano il segno che una donna si era lasciata scivolare nel fiume.
In passato come oggi.
54 sono le persone, segnalate dalle forze dell’ordine, che dal 1981 a oggi hanno tentato o sono riuscite a porre fine alla loro vita gettandosi nel vuoto degli 80 metri che separano il ponte di Paderno dall’Adda.
Due sono i dati che maggiormente colpiscono analizzando l’elenco dei nomi identificati e non: 39 sono uomini, mentre solo 15 sono nomi di donne. Altra indicazione sconcertante: negli ultimi 6 anni si è registrato un sensibile aumento del numero di suicidi dal ponte. Gli anni Ottanta sono tristemente da ricordare per i ritrovamenti nell’Adda di corpi martoriati, sfigurati: nel 1983, dopo il prosciugamento dei canali del naviglio è stato rinvenuto il corpo sfigurato e senza braccia della 23enne di Cernusco, scomparsa da casa 3 mesi prima; nel 1987 tocca ad un’altra donna venire ripescata letteralmente a pezzi dal fiume: prima il tronco, poi le gambe e mai più la testa. Vicende atroci, irrisolte, con il dubbio del suicidio sempre presente. Se dal 1991 al 2001 è stato segnalato in media un suicidio all’anno (ad eccezione del 1994 con 3 casi, dovuti probabilmente alla moda del Bungee Jumping, che ha stimolato l’emulazione al salto nel vuoto), dal 2002 al 2007 il numero di persone che ha tentato di buttarsi dal ponte è salito a 5 casi all’anno. Come mai? Difficile dare una risposta, probabilmente lo stress, i ritmi frenetici e la solitudine che agitano la vita dell’uomo negli ultimi tempi hanno una loro responsabilità.
Abbiamo chiesto al sindaco di Paderno Valter Motta se l’amministrazione comunale sta attuando procedure per limitare il numero di suicidi. “Negli ultimi anni è aumentata sensibilmente la frequenza dei suicidi, così come aumentata è l`opera di controllo e prevenzione, che ha portato ad un maggior successo nel bloccare gli aspiranti suicidi. Abbiamo infatti ampliato l`attività di monitoraggio e segnalazione di eventuali casi a rischio, con una particolare accentuazione della prontezza d’intervento di Polizia Locale, Carabinieri e Vigili del fuoco. I numerosi tentativi sventati in questo ultimo periodo sono una testimonianza di un certo successo di questa forma di prevenzione. Per quanto riguarda altre misure preventive, ad esempio di tipo meccanico con barriere e ostacoli fisici, va ricordato che la proprietà della struttura del San Michele è in mano alla Rete Ferroviaria Italiana a cui, assieme alle due Province che gestiscono il tratto stradale, abbiamo segnalato la problematica”. Molte volte è stato proprio grazie all’intervento persuasivo di agenti della polizia locale di Paderno e Calusco o dei carabinieri che aspiranti suicidi hanno fatto un passo indietro. Altre volte invece sono stati i passanti a notare atteggiamenti sospetti, un modo insolito di camminare sul ponte o uno zainetto abbandonato per terra. Si perché quasi tutti i suicidi si sono verificati alla piena luce del giorno, in un tratto di strada sempre molto trafficato; forse perchè queste persone volevano essere viste, fermate.




E Osvaldo Villa, ex titolare del Bel Sit dal 1976, ne ha salvate tante di vite: “Non ricordo più bene quando, circa 10 anni fa, una ragazza entra nel mio locale, ordina un whisky e scoppia a piangere. Così quando è uscita diretta lungo il ponte io l’ho seguita, ho chiamato la polizia e siamo riusciti a fermarla. Lei si è arrabbiata tantissimo ma qualche mese dopo è tornata al Bel Sit e mi ha ringraziato”. Non più gli zoccoli. “Un giorno entra un ragazzo, mi racconta della sua ammirazione per il San Michele e allora io gli lascio 2 foto del ponte che avevo. Poco dopo la polizia ha ritrovato una macchina abbandonata con le 2 foto, accompagnate da dediche che il ragazzo ha voluto lasciare ai familiari”.





Il ponte San Michele come una calamita, come il famoso Golden Gate Bridge di San Francisco, altrettanto famoso per i suicidi e per la sua bellezza. E si perché anche il nostro San Michele è il ponte in ferro più bello; più bello della Torre Eiffel. E’ l’orgoglio del paese, tanto che la gente arrivava e arriva ancor oggi fin da Milano e ancora da più lontano per ammirarlo, restare a bocca aperta guardandolo dal fiume, con gli occhi all`insù. Oppure per sperimentare il volo dalla campata che non lascia scampo. Milano, Monza, Lecco, Lodi, Bergamo, Brescia. Un viaggio in macchina verso Paderno, tra mille pensieri o forse il vuoto nella mente, il parcheggio e poi il salto. C’è chi preferisce la rincorsa, chi invece come il 21enne di Sotto il Monte, sbaglia il salto, finisce tra i rovi e si salva e chi invece, come un 26enne originario di Oggiono e residente a Lodi nel luglio 2005, ha utilizzato una sedia per scavalcare la cinta di protezione. Una sedia rimasta poi, come in un quadro, immobile e inquietante in mezzo al ponte. Questi sono solo alcuni dei casi rimasti nella memoria, ma come dimenticare l’uomo di Brembate che nel maggio 1994 si è buttato proprio durante il grande week end di salti del Bungee Jumping, un salto con la corda. E uno senza. Oppure, gennaio 1996, il 32enne miracolosamente sopravvissuto all’impatto con l’acqua, ma entrato in coma e morto poco dopo?
La lista è lunga. Ma ora basta con le parole. Perché come ci ha detto giustamente Osvaldo non bisogna parlare troppo del ponte e della sua triste fama.


Ilaria Bernardi

1 commenti:

adam ha detto...

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