Lecco: il parere tecnico del Comune dà
ragione alle ``critiche`` dell’opposizione
Ennesimo capitolo nella saga del maxi progetto del porto delle Caviate. Infatti, i consiglieri di centro sinistra e di Rifondazione Comunista hanno presentato una nota, intitolata “Porticciolo: no,ancora non ci siamo”, in cui si osserva come la Giunta di Lecco, con la delibera del 26 aprile 2007, abbia approvato il documento politico, conosciuto da stampa e opinione pubblica, ed il relativo parere tecnico, sconosciuto ai soggetti sopraccitati, da trasmettere alla Regione per la procedura di valutazione d’impatto ambientale relativa al progetto del porto turistico.
Come detto sopra, mentre il documento politico è conosciuto ed ha avuto riflesso sull’opinione pubblica con ampi dibattiti, ad esempio, sulla riduzione di due piani dell’altezza dell’edificio, il parere tecnico, presentato dall’assessore all’edilizia ed all’urbanistica del Comune di Lecco Dario Pesenti, in cui, sostanzialmente, vengono affermate le criticità ed i limiti che dovrebbero impedire l’attuazione del progetto e che corrispondono a quelle che i membri dell’opposizione sostengono da mesi, non è mai stato di dominio pubblico. Nel parere tecnico, infatti, si sostiene ad esempio che “i caratteri dei luoghi sono di alto valore ambientale” che costituiscono “un insieme che verrebbe compromesso dalla possibilità di trasformare il luogo con edifici di notevole dimensione e un porto turistico. Si precisa che il porto dovrà essere sottoposto alla normativa di cui alle DGR 48271/94 e DGR 49233/94”, inoltre sono elencati tutti i vincoli, tra cui la pluricitata fascia di rispetto ferroviaria, l’area di rispetto dei corsi d’acqua pubblici, le disposizioni normative sulla fascia compresa tra superstrada e lago e una “new entry”, ovvero la visuale sensibile “veduta di Lecco da Malgrate” individuata dal Piano di Settore del Parco Adda Nord. Nel parere tecnico, creato dal gruppo di lavoro costituito da Marco Cassin, Fabrizio Rusconi, Sergio Lafranconi, Valeria Comi e Paola Mulinelli, si evidenzia, tra i tanti aspetti, come “agli atti del Comune di Lecco non risultano di proprietà comunale tutte le aree riportate negli elaborati di progetto”, inoltre, “l’Agenzia del Demanio, ente proprietario di aree comprese all’interno del piano attuativo, non è stata ancora informata circa la realizzazione delle nuove opere saldamente ancorate al suolo all’interno delle stesse aree demaniali”.
“La superficie complessiva di pianificazione attuativa è nel progetto depositato di 60.903,82 mq mentre la Slp (Superficie lorda pavimento) risulta pari a 18.300 mq, contro i 18.292,43 mq concessi dalla normativa”. Dal progetto, le aree per attrezzature strettamente connesse a servizi portuali , ricettivi ( manutenzione, servizi igienici, ristorazione, aree didattiche, sedi club, uffici gestore…) ritenuti giustamente fattori critici di successo dello stesso studio di fattibilità presentato, risultano di soli 650 mq.E’ necessario pertanto potenziare tali superfici proponendo una soluzione di più ampio respiro rispetto alla banchina prevista di nuova costruzione su area lacuale”, “Si precisa che occorre integrare il progetto con la continuità, anche di ordine dimensionale, alla passeggiata lago esistente, oltre alla predisposizione di adeguate soluzioni progettuali finalizzate alla realizzazione della pista ciclabile e alla individuazione dei criteri e regole di integrazione con gli itinerari pedonali.”, mentre “l’ipotesi di spezzare l’attraversamento ferroviario pedonale esistente non è una previsione coerente”. “Si ritiene non condivisa l’interpretazione riguardante il parametro delle distanze dalle strade e dai confini, dalla zona ferroviaria in più punti, né le deroghe a tali parametri. In particolare i piani seminterrati vengono ritenuti strutture edificate al fine della verifica della distanza ammissibile dal ciglio stradale e della quota marciapiede utilizzata come parametro di riferimento irrinunciabile per le verifiche rispetto alla linea di inclinazione naturale del terreno. In ottemperanza a quanto esposto sopra dovranno essere approntate alcune modifiche progettuali che comporteranno un arretramento e un auspicabile abbassamento delle quote degli edifici. Si osserva infine che l’impianto edilizio si basa sul rilascio di deroga alla distanza ferroviaria, ipotesi al momento non convalidata in alcun modo dall’ente competente.
L’alberatura esistente, “maschera” stagionalmente e parzialmente gli edifici. Inoltre, da altri punti di osservazione, l’imponente impianto volumetrico ininterrotto per una considerevole estensione, non risulta attenuato da alcun accorgimento significativo, incombendo prepotentemente sul territorio”. “Il progetto di ampliamento riguardante l’edificio esistente nel lotto B –ovvero il residence- risulta privo di dati certi che possano in alcun modo essere oggetto di valutazione, anche se sufficienti per coglierne un’assoluta mancanza di integrazione con gli altri elementi progettati, una estraneità compositiva urbanistica-architetonica e funzionale con il resto dell’impianto insediativo”.
Per quanto riguarda i parcheggi, “risultano dedotti dalle quantità minime calcolate in base alle disposizioni attualmente vigenti in materia.” Dai dati presentati “non risulta evidente come possano risultare fattibili 181 posti auto a standard con solo 1.353 mq circa ( mq 15.212- mq 13.859) di superficie”. Inoltre, “non vengono conteggiati i 44 posti auto sulla banchina, oltre ai 18 posti moto, poiché si chiede una diversa soluzione progettuale per un così prezioso spazio aperto al pubblico di alta naturalità e di indubbio valore ambientale e paesaggistico dove andrà privilegiata la fruibilità sociale e ciclo-pedonale”.
“Nel progetto mancano completamente i dati quantitativi e qualitativi relativi agli standard. Risulta menzionato nella relazione un parcheggio di 181 posti auto, ma dai dati dimensionali dei parcheggi pare impossibile l’esubero di 181 posti auto da qualificare come standard”,” risulta inoltre un dato di 90 mq di area a verde attrezzato nei pressi della stazione della metropolitana leggera prevista sull’azzonamento di Prg e del tortuoso percorso pedonale risultato della proposta progettuale rispetto alla esistente scalinata pedonale sovrappasso alla ferrovia”, quindi “è evidente che questi dati incerti non offrono l’opportunità di valutare nemmeno in termini numerici la situazione. Si osserva comunque che anche nella migliore delle ipotesi verrebbero reperite 5.520 mq di aree a standard, con questo dato però risulterebbero insufficienti i parcheggi pertinenziali ex art 14 vigenti Nta: 90 mq area verde, 5.430 mq per parcheggi interrati, a fronte della normativa di 15.738 mq totali. Si deduce in modo arbitrario che per i rimanenti 10.218 mq verrà richiesta la monetizzazione”, vietata per le aree standard.
“Si rammenta che il Prg nei Piani Attuativi prevede l’obbligo di mantenere l’estensione delle aree sottoposte ad usi pubblici, anche se in localizzazioni non coincidenti con quelle indicate nell’azzonamento di Prg, pertanto se verranno attuate delle modifiche di azzonamento relative agli standard (vedi fascia lago) dovranno comunque almeno essere reperite altre aree standard di apri estensione”. Sempre per quanto riguarda le aree standard, la loro quantità “effettivamente reperita nella proposta progettuale risulta insufficiente. I teorici 10.218 mq monetizzati, corrispondono di fatto alla non acquisizione di disponibilità di demanio di aree pubbliche comunali per l’intero standard generato dall’insediamento residenziale (peso urbanistico pari a 310 abitanti teorici), e buona parte di quello alberghiero/ricettivo”.Infine, “si chiede di integrare lo studio geologico a supporto della progettazione in tutta l’area interessata dall’ATS1 compresa soprattutto la parte lacuale a ridosso della classe 4 nella Carta della fattibilità geologica per le azioni di piano e classi di fattibilità a supporto del vigente Prg. Riguardo la quota di progetto proposta per la banchina, si osserva che risulta a rischio allagamento”.
In conclusione, “riguardo la dotazione degli standard urbanistici, si ritiene necessario un approfondimento del quadro conoscitivo rispetto alla rete dei servizi pubblici e di interesse pubblico o generale presenti nello specifico contesto urbano, una concreta identificazione delle esigenze determinate dall’insediamento stesso che presenta anche caratteristiche di polo attrattore di carattere sovracomunale e, infine, una previsione di aree e servizi di interesse pubblico o generale, quantitativamente maggiore a quella, peraltro incerta, prevista nella proposta progettuale, ritenuta insufficiente.”
A fronte di tutti questi preziosi elementi, i consiglieri del centro sinistra e del PRC si chiedono come mai il parere tecnico non sia mai stato veicolato alla stampa mentre il documento politico, che non contiene nessuna novità rispetto alle posizioni precedentemente espresse dagli amministratori, è stato ampiamente dibattuto e reso noto nella sua forma integrale. “Nel documento politico, si afferma la natura fortemente strategica del progetto al punto che non si chiede di adeguarlo, ma si propone di approfondire le proposte di integrazioni e modifiche…affinchè non vi siano inutili e controproducenti dilatazioni dei tempi, mentre noi sosteniamo che i vincoli e le regole vanno applicate, se non piacciono ci si può impegnare per cambiarle, ma fin quando sono in vigore vanno applicate. Soprattutto da parte delle istituzioni e di chi le rappresenta”, ha detto Alfredo Marelli dando voce al pensiero del gruppo dei consiglieri di minoranza.
“Inoltre, ci chiediamo perché la Giunta ha deliberato, in data 20 aprile 2006, di ritenere di pubblico interesse la proposta ricevuta dalla società Salice S.p.A., sapendo che la stessa non aveva adeguato il progetto alle prescrizioni precedentemente formulate dal Comune, per quale motivo la Giunta ritiene di pubblico interesse la realizzazione del porto o anche degli immobili destinati ad uso privato che il progetto prevede di realizzare, infine perché la società Salice S.p.A. e l’architetto che ha elaborato il progetto non hanno recepito le prescrizioni espresse dal Comune, in particolare quelle formulate nel dicembre 2005. Proprio in nome della trasparenza che la Giunta si attribuisce, queste domande dovrebbero trovare risposte puntuali”.
In conclusione, i consiglieri che hanno presentato la note propongono la sospensione per un breve periodo di tempo della procedura della V.I.A. per attivare una sede di concentrazione che sappia tenere insieme l’obiettivo del porto, il rispetto dei vincoli e gli interessi più vasti del territorio. La sede potrebbe essere quella dell’Accordo Quadro per lo Sviluppo del Territorio (AQTS), opportunamente allargata in cui si potranno presentare proposte alternative a quella fatta con il progetto, richiesta che verrà presentata oggi stesso agli attori di questo tavolo allargato. I consiglieri di centro sinistra e del PRC, concludendo, non sono contrari alla costruzione di un porticciolo turistico, purchè sia tale e soprattutto rispetti i vincoli e le norme.
http://groups.google.com/group/salvalecco
Carolina Dell’Oro
mercoledì, maggio 09, 2007
Lecco: il parere tecnico del Comune dà ragione alle ``critiche`` dell’opposizione
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