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domenica, aprile 23, 2006

A ovest riaprirà entro tre anni il canale di Paderno, che collega l'Adda alla Martesana

Da fine aprile la gita toccherà anche la Conca Fallata
Naviglio Pavese, dopo 88 anni si avvera il sogno
Restaurata la Conchetta, le barche tornano in Chiesa Rossa. E da domenica partono i tour guidati lungo gli storici canali
La Conchetta (Fotogramma)I portoni in legno della Conchetta fendono l’acqua lentamente, la barchetta a pannelli solari entra sicura nella chiusa. Venti minuti per abbassarsi di livello, mentre a lato si sente lo scroscio provocato dal salto. Poi tocca al taxi veneziano. Tutto ok. Si può procedere per altri due chilometri, zona Chiesa Rossa, fino alla Conca Fallata. Il nome non promette nulla di buono, invece le paratie in ferro sono un altro piccolo gioiello dell'ingegneria idraulica di inizio Ottocento. Appoggiato a un parapetto di via Ascanio Sforza, estraniatosi dai rumori di un traffico del tutto indifferente al piccolo evento che sta per compiersi, Empio Malara, fondatore e anima dell'associazione Amici dei navigli, è commosso: un altro traguardo nella sua lotta ventennale per rivalorizzare i corsi d'acqua milanesi è stato raggiunto. Dopo 88 anni il Naviglio pavese torna a essere, seppur per un piccolo tratto, navigabile.
Era infatti dal 1918 che il canale d'acqua più «ostico» della rete che si dirama dalla città, realizzato in epoca napoleonica e austriaca dopo secoli di tentativi (vi rinunciò persino Leonardo), non veniva praticamente più solcato. E la Conchetta, ora restaurata nella sua struttura in mattoni e legno e automatizzata, era fuori uso dagli inizi degli anni Sessanta. Da qualche giorno l'acqua è tornata a scorrere abbondante nei navigli, sommergendo momentaneamente la puntuale indignazione per la quantità di rifiuti ritrovati durante la pulitura invernale. Dunque si parte. Appuntamento domenica al numero 66 di Alzaia Naviglio Grande. Qui sono appena terminati i lavori di restauro della sponda ed è stato allestito l’approdo delle due barche che faranno il piccolo tour cittadino. Si percorre il Naviglio Grande fino alla testa e attraverso la Darsena si curva nel Pavese. Affiancati i barconi dei bar, ecco la prima delle due conche.
Tra andata e ritorno, la gita durerà un paio d'ore, una guida spiegherà la storia dei Navigli, alla Fallata (raggiungibile fra una settimana) verrà illustrato il funzionamento della turbina dell’Aem che produrrà due milioni di kilowattora all’anno, tutta energia pulita. «L'anno prossimo andremo fino al ponte di Milano Fiori», promette Malara. Contemporaneamente, sempre dallo stesso molo, una barca si dirigerà verso Gaggiano, 13 chilometri tra parchi, cascine e l'archeologia industriale di gloriose fabbriche, un servizio già attivo da tre anni. L'altro importante battesimo, il 30 aprile, sarà fuori città, ad Abbiategrasso. Da quel giorno per tutta l'estate si salperà per Castelletto di Cuggiono, 18 chilometri nel parco del Ticino, sette approdi toccando anche Albairate, Cassinetta di Lugagnano, Robecco sul Naviglio, Magenta e Boffalora in un viaggio tra vecchi borghi, ville patrizie settecentesche, laghi ricavati dalle vecchie cave di sabbia e ghiaia: quello scenario di commerci e svaghi che ebbe per secoli come spina dorsale il Naviglio.
«Sarà una stagione sperimentale, strategica per verificare la tenuta degli argini al movimento delle barche», precisa Alessandro Germinario, direttore della Società Navigli Lombardi Scarl. Ma la consapevolezza è che dopo tanti rimpianti e proclami siamo a una svolta. «I prossimi tre-quattro anni saranno decisivi. L'ultimo piano regionale ha per la prima volta messo il turismo tra i punti da valorizzare nell'economia di tutta la Lombardia, al pari di agricoltura, industria, artigianato. E per i navigli noi ci affidiamo a Leonardo. In uno studio presentato alla Bit, il grande scienziato figura al quarto posto tra i soggetti che identificano Milano nel mondo, dopo la moda, la Scala e i media. Sarà lui il nostro testimonial nella creazione di un consorzio turistico dei Navigli che lanceremo nel 2007». Nata alla fine del 2003, la Società Navigli Scarl ha come soci la Regione, le Province di Milano e Pavia e 51 comuni. Dispone dei canoni idrici e demaniali, oltre 3 milioni di euro l'anno in un budget che arriva a 6 milioni grazie ad attività aziendali di progettazione per terzi.
Con questi soldi, oltre al mantenimento dei corsi d'acqua si stanno avviando una serie di recuperi. Che si dislocano in tutti i punti cardinali dell'area lombarda. «Sul Naviglio Pavese riattiveremo il ponte girevole di Assago e restaureremo la conca di Rozzano. Ma qui il prossimo passo importante sarà il recupero del tratto tra Pavia e la Certosa. Bisogna eliminare due ponti a raso, il costo si aggira sui 15-18 milioni. A ovest riaprirà entro tre anni il canale di Paderno, che collega l'Adda alla Martesana e che permetterà la navigazione dal lago di Lecco a Vaprio: 4 milioni di euro su 8 li abbiamo già, stiamo cercando gli altri. Lo scoglio per la navigazione sul Naviglio Grande sono le Centrali di Vizzolo e Turbigo. Lavori più complicati perché ai due impianti non può essere tolta neppure momentaneamente l'acqua».
L'associazione Locarno-Venezia ogni due anni compie il tragitto tra la Svizzera e la Laguna per verificare i progressi nella navigabilità. Nel 2008, con la conclusione dei lavori alla conca della Miorina che regola l'ingresso del lago Maggiore nel Ticino, e quella sul Po all'isola Serafini tra Piacenza e Cremona, i 500 chilometri di idrovia saranno tutti percorribili, comprese le diversioni sul Mincio a Mantova e sui canali ferraresi. «Un itinerario tra castelli viscontei, gonzagheschi ed estensi da mozzare il fiato», assicura Malara. Resta ancora fuori Milano. «Il progetto della navigabilità dei navigli sta in piedi se si autofinanzia. Se le attività turistiche che stiamo per lanciare riusciranno a intercettare una minima parte dei soldi che i milanesi spendono per il tempo libero, in un decennio riusciremo a navigare fino a Pavia». Dove, per congiungersi al Ticino bisognerà riattivare la spettacolare Scala d'acqua, una costruzione in blocchi di pietra con sei salti di cui due accollati) realizzata da Napoleone e in disuso dagli inizi del Novecento.
«Un capolavoro architettonico, ma le guide di Pavia non ne parlano - spiega Malara -. È incredibile la rimozione che c'è stata in Italia sulle opere idrauliche. Eppure sin dal Quattrocento Milano era al centro di una rete senza eguali in Europa. Il Naviglio grande è stato il primo canale navigabile del Continente. L'abbondanza di acqua nella città priva di veri fiumi permise coltivazioni intensive sperimentali e la fioritura di lavorazioni manifatturiere di prim’ordine come quella delle armature. Milano grazie all'acqua dei navigli sfiorò la rivoluzione industriale già alla fine del XV secolo. Non per niente a quell'epoca aveva 200 mila abitanti contro i 40 mila di Parigi». Alla Darsena sopra il fondo asciutto svetta un cartellone con un'immagine di barconi alla fonda negli anni Settanta. L'ultima imbarcazione di sabbia e ghiaia arrivò nel '79. Il «porto» di Milano riaprirà nel 2008 recuperando la forma ottocentesca più arrotondata e sarà il quartier generale dei bateau mouche: una nuova scommessa turistica? Bisogna crederci. Malgrado il degrado attuale e la puntuale indignazione.NAVIGLIO PAVESE Da domenica dalla darsena di Porta Ticinese (Alzaia Naviglio Grande, 66) è possibile provare il passaggio della Conchetta sul Naviglio Pavese. Dal 30 aprile la gita si estenderà fino alla Conca Fallata, presso via Chiesa Rossa: in tutto 5 km. NAVIGLIO GRANDE Da domenica, dalla darsena a Gaggiano (13 km). Dal 30 aprile il tratto di 18 km tra Abbiategrasso e Castelletto di Cuggiono. LE PRENOTAZIONI Call-center 02/67020288
di Alessandro Cannavò

Da fine aprile la gita toccherà anche la Conca Fallata

Da fine aprile la gita toccherà anche la Conca Fallata
Naviglio Pavese, dopo 88 anni si avvera il sogno
Restaurata la Conchetta, le barche tornano in Chiesa Rossa. E da domenica partono i tour guidati lungo gli storici canali
La Conchetta (Fotogramma)I portoni in legno della Conchetta fendono l’acqua lentamente, la barchetta a pannelli solari entra sicura nella chiusa. Venti minuti per abbassarsi di livello, mentre a lato si sente lo scroscio provocato dal salto. Poi tocca al taxi veneziano. Tutto ok. Si può procedere per altri due chilometri, zona Chiesa Rossa, fino alla Conca Fallata. Il nome non promette nulla di buono, invece le paratie in ferro sono un altro piccolo gioiello dell'ingegneria idraulica di inizio Ottocento. Appoggiato a un parapetto di via Ascanio Sforza, estraniatosi dai rumori di un traffico del tutto indifferente al piccolo evento che sta per compiersi, Empio Malara, fondatore e anima dell'associazione Amici dei navigli, è commosso: un altro traguardo nella sua lotta ventennale per rivalorizzare i corsi d'acqua milanesi è stato raggiunto. Dopo 88 anni il Naviglio pavese torna a essere, seppur per un piccolo tratto, navigabile.
Era infatti dal 1918 che il canale d'acqua più «ostico» della rete che si dirama dalla città, realizzato in epoca napoleonica e austriaca dopo secoli di tentativi (vi rinunciò persino Leonardo), non veniva praticamente più solcato. E la Conchetta, ora restaurata nella sua struttura in mattoni e legno e automatizzata, era fuori uso dagli inizi degli anni Sessanta. Da qualche giorno l'acqua è tornata a scorrere abbondante nei navigli, sommergendo momentaneamente la puntuale indignazione per la quantità di rifiuti ritrovati durante la pulitura invernale. Dunque si parte. Appuntamento domenica al numero 66 di Alzaia Naviglio Grande. Qui sono appena terminati i lavori di restauro della sponda ed è stato allestito l’approdo delle due barche che faranno il piccolo tour cittadino. Si percorre il Naviglio Grande fino alla testa e attraverso la Darsena si curva nel Pavese. Affiancati i barconi dei bar, ecco la prima delle due conche.
Tra andata e ritorno, la gita durerà un paio d'ore, una guida spiegherà la storia dei Navigli, alla Fallata (raggiungibile fra una settimana) verrà illustrato il funzionamento della turbina dell’Aem che produrrà due milioni di kilowattora all’anno, tutta energia pulita. «L'anno prossimo andremo fino al ponte di Milano Fiori», promette Malara. Contemporaneamente, sempre dallo stesso molo, una barca si dirigerà verso Gaggiano, 13 chilometri tra parchi, cascine e l'archeologia industriale di gloriose fabbriche, un servizio già attivo da tre anni. L'altro importante battesimo, il 30 aprile, sarà fuori città, ad Abbiategrasso. Da quel giorno per tutta l'estate si salperà per Castelletto di Cuggiono, 18 chilometri nel parco del Ticino, sette approdi toccando anche Albairate, Cassinetta di Lugagnano, Robecco sul Naviglio, Magenta e Boffalora in un viaggio tra vecchi borghi, ville patrizie settecentesche, laghi ricavati dalle vecchie cave di sabbia e ghiaia: quello scenario di commerci e svaghi che ebbe per secoli come spina dorsale il Naviglio.
«Sarà una stagione sperimentale, strategica per verificare la tenuta degli argini al movimento delle barche», precisa Alessandro Germinario, direttore della Società Navigli Lombardi Scarl. Ma la consapevolezza è che dopo tanti rimpianti e proclami siamo a una svolta. «I prossimi tre-quattro anni saranno decisivi. L'ultimo piano regionale ha per la prima volta messo il turismo tra i punti da valorizzare nell'economia di tutta la Lombardia, al pari di agricoltura, industria, artigianato. E per i navigli noi ci affidiamo a Leonardo. In uno studio presentato alla Bit, il grande scienziato figura al quarto posto tra i soggetti che identificano Milano nel mondo, dopo la moda, la Scala e i media. Sarà lui il nostro testimonial nella creazione di un consorzio turistico dei Navigli che lanceremo nel 2007». Nata alla fine del 2003, la Società Navigli Scarl ha come soci la Regione, le Province di Milano e Pavia e 51 comuni. Dispone dei canoni idrici e demaniali, oltre 3 milioni di euro l'anno in un budget che arriva a 6 milioni grazie ad attività aziendali di progettazione per terzi.
Con questi soldi, oltre al mantenimento dei corsi d'acqua si stanno avviando una serie di recuperi. Che si dislocano in tutti i punti cardinali dell'area lombarda. «Sul Naviglio Pavese riattiveremo il ponte girevole di Assago e restaureremo la conca di Rozzano. Ma qui il prossimo passo importante sarà il recupero del tratto tra Pavia e la Certosa. Bisogna eliminare due ponti a raso, il costo si aggira sui 15-18 milioni. A ovest riaprirà entro tre anni il canale di Paderno, che collega l'Adda alla Martesana e che permetterà la navigazione dal lago di Lecco a Vaprio: 4 milioni di euro su 8 li abbiamo già, stiamo cercando gli altri. Lo scoglio per la navigazione sul Naviglio Grande sono le Centrali di Vizzolo e Turbigo. Lavori più complicati perché ai due impianti non può essere tolta neppure momentaneamente l'acqua».
L'associazione Locarno-Venezia ogni due anni compie il tragitto tra la Svizzera e la Laguna per verificare i progressi nella navigabilità. Nel 2008, con la conclusione dei lavori alla conca della Miorina che regola l'ingresso del lago Maggiore nel Ticino, e quella sul Po all'isola Serafini tra Piacenza e Cremona, i 500 chilometri di idrovia saranno tutti percorribili, comprese le diversioni sul Mincio a Mantova e sui canali ferraresi. «Un itinerario tra castelli viscontei, gonzagheschi ed estensi da mozzare il fiato», assicura Malara. Resta ancora fuori Milano. «Il progetto della navigabilità dei navigli sta in piedi se si autofinanzia. Se le attività turistiche che stiamo per lanciare riusciranno a intercettare una minima parte dei soldi che i milanesi spendono per il tempo libero, in un decennio riusciremo a navigare fino a Pavia». Dove, per congiungersi al Ticino bisognerà riattivare la spettacolare Scala d'acqua, una costruzione in blocchi di pietra con sei salti di cui due accollati) realizzata da Napoleone e in disuso dagli inizi del Novecento.
«Un capolavoro architettonico, ma le guide di Pavia non ne parlano - spiega Malara -. È incredibile la rimozione che c'è stata in Italia sulle opere idrauliche. Eppure sin dal Quattrocento Milano era al centro di una rete senza eguali in Europa. Il Naviglio grande è stato il primo canale navigabile del Continente. L'abbondanza di acqua nella città priva di veri fiumi permise coltivazioni intensive sperimentali e la fioritura di lavorazioni manifatturiere di prim’ordine come quella delle armature. Milano grazie all'acqua dei navigli sfiorò la rivoluzione industriale già alla fine del XV secolo. Non per niente a quell'epoca aveva 200 mila abitanti contro i 40 mila di Parigi». Alla Darsena sopra il fondo asciutto svetta un cartellone con un'immagine di barconi alla fonda negli anni Settanta. L'ultima imbarcazione di sabbia e ghiaia arrivò nel '79. Il «porto» di Milano riaprirà nel 2008 recuperando la forma ottocentesca più arrotondata e sarà il quartier generale dei bateau mouche: una nuova scommessa turistica? Bisogna crederci. Malgrado il degrado attuale e la puntuale indignazione.NAVIGLIO PAVESE Da domenica dalla darsena di Porta Ticinese (Alzaia Naviglio Grande, 66) è possibile provare il passaggio della Conchetta sul Naviglio Pavese. Dal 30 aprile la gita si estenderà fino alla Conca Fallata, presso via Chiesa Rossa: in tutto 5 km. NAVIGLIO GRANDE Da domenica, dalla darsena a Gaggiano (13 km). Dal 30 aprile il tratto di 18 km tra Abbiategrasso e Castelletto di Cuggiono. LE PRENOTAZIONI Call-center 02/67020288
di Alessandro Cannavò

sabato, aprile 15, 2006

Parco Adda Nord: clamorosa decisione Malgrate e Galbiate escono dal consorzio

Parco Adda Nord: clamorosa decisione Malgrate e Galbiate escono dal consorzio
GALBIATE (p. zuc.) Via dal Parco Adda Nord: il Comune di Galbiate, insieme a quello di Malgrate, escono dal consorzio. È la clamorosa decisione raggiunta al termine del confronto avvenuto con i vertici dell'ente. Non sarà un divorzio burrascoso, ma una separazione consensuale: tanto più che le tre istituzioni non si sono mai molto amate. Si è trattato di trovare una soluzione. Un originale compromesso che ha incontrato il favore di tutti ha risolto le cose: il territorio di Galbiate e Malgrate, attualmente inserito nel parco regionale dell'Adda Nord, verrà preso in carico dal Parco - sempre regionale - del Monte Barro, del quale i due Comuni già sono membri. Per la Regione non si tratterà di rinunciare ad aree protette, pertanto non dovrebbe trovare nulla da ridire nella nuova perimetrazione, a maggior ragione perché concordata. Quanto ai Comuni, risparmieranno in futuro la quota attualmente versata al Parco dell'Adda, che è sempre stato il nodo: si tratta di circa 5 mila euro per Malgrate e di quasi 10 mila per Galbiate. Finora le due amministrazioni dovevano, come tutte le altre socie, pagare in parte per il territorio compreso nel perimetro del consorzio, in parte in base al numero degli abitanti. Rientrando nel Parco per soli cento metri di sponda tra i ponti di Lecco, ma essendo abbastanza popolosi, si lamentavano di versare tanto, in cambio di niente. Uscire dal Parco proprio perché riserva regionale istituita per legge sembrava impresa ardua: l'iter, infatti, sarà lungo, ma senza braccio di ferro.

martedì, aprile 04, 2006




Villa d'Adda rilancia la navigabilità turistica


Cominciano da Villa d’Adda i lavori per il ripristino della navigabilità turistica dell’Adda, dal lago di Garlate al Naviglio di Paderno. Proprio in questi giorni è arrivata comunicazione in Comune a Villa d’Adda dell’avvio dei lavori per la realizzazione, in paese, di uno dei quattro attracchi previsti dal progetto. L’intervento, finalizzato al rilancio della navigabilità turistica sul fiume Adda, rientra nel programma di valorizzazione e sviluppo della navigazione su acque dolci finanziato dalla Regione Lombardia per rilanciare la navigazione turistica nel medio corso del fiume Adda a seguito della riscoperta delle nostre vie d’acqua da parte di un sempre maggiore numero di cittadini.
Proprio in quest’ottica s’inserisce la convenzione stipulata tra il Consorzio per la gestione del Parco Adda Nord, la Regione Lombardia e il Consorzio dell’Adda, gestore della diga di Olginate, per la realizzazione del progetto di ripristino della navigabilità turistica dell’Adda. Un progetto diviso in due lotti funzionali. Quello che comprende i quattro attracchi nei Comuni di Brivio, Imbersago, Villa d’Adda e Robbiate, è il primo, dal ponte di Olginate alla diga di Robbiate, passando per i Siti d’importanza comunitaria della palude di Brivio e del lago di Olginate. Il primo ad essere realizzato sarà proprio l’attracco di Villa d’Adda, fortemente voluto dall’Amministrazione comunale che non si è mai data per vinta e ha caldeggiato fino alla fine la realizzazione di un approdo in paese, anche grazie al sostegno di una delibera provinciale a favore di un attracco su sponda bergamasca. L’opera, che verrà sfruttata esclusivamente come approdo per la navigazione verso nord, troverà posto nei pressi del vecchio lavatoio. Come quelli di Brivio, Imbersago e Robbiate, anche quello di Villa d’Adda avrà una dimensione funzionale a quella del natante scelto per la navigazione (un catamarano a propulsione elettrica, lungo 13 metri e largo 3,60, in grado di trasportare fino a 50 persone) e sarà fatto da due elementi principali: il pontile e la passerella. (03/04/2006)