l'eco di bergamo 060305
Un villaggio celtico in riva all'Adda
Il Comune stanzia i fondi per riportare alla luce case e reperti di oltre 2.500 anni fa. Scavi in primavera
In primavera gli archeologi torneranno al lavoro alla Penisola di Capriate: in riva all'Adda è stato scoperto un villaggio celtico (foto Magni)
CAPRIATE SAN GERVASIO Un antico villaggio sepolto, un popolo scomparso da 2.500 anni e un gruppo di archeologi decisi a riportare alla luce queste rovine. Tutto ciò farebbe pensare alla trama di un film, invece è quanto è stato scoperto a Capriate San Gervasio, lungo le rive dell'Adda. In località Penisola, nota anche come Cava degli spagnoli, la Soprintendenza per i Beni archeologici nel 1990 ha scoperto un villaggio di Celti golasecchiani, databile tra il VII-VI secolo avanti Cristo e il V secolo avanti Cristo. Nella prossima primavera, grazie a fondi stanziati dal Comune, la Soprintendenza inizierà una campagna di scavi per riportare alla luce il villaggio. «La nostra Amministrazione – afferma Carlo Bertuetti, assessore all'Ecologia e promotore dell'iniziativa – si è attivata per far riprendere le indagini archeologiche. Abbiamo tenuto conto dell'importanza dell'area e della sua valorizzazione. I 15.000 euro stanziati serviranno a finanziare la nuova campagna di scavi diretta dalla Soprintendenza».Nelle indagini a campione svolte nel 1990 e nel 2001 il villaggio è apparso ben conservato al di sotto dell'imponente argine deposto dagli spagnoli durante i lavori di escavazione del canale parallelo al corso del fiume. In questa zona la Soprintendenza nel 2001 ha individuato resti di case che ha indagato solo in parte, perché conservati sotto l'argine largo dai 10 ai 12 metri e alto tre. Ma l'abitato si estenderebbe anche nell'area meridionale della Penisola.«I Celti golasecchiani – spiega Raffaella Poggiani Keller, l'archeologa che dirigerà i lavori – prendono il nome dal sito di Golasecca, in provincia di Varese, dove nel secolo scorso venne ritrovata un'importante necropoli di questo popolo. Anticamente i Celti golasecchiani abitavano in buona parte della Lombardia, compresa la zona di Bergamo. Nelle indagini svolte nel 1990 e nel 2001 nella Penisola di Capriate San Gervasio abbiamo ritrovato numerosi reperti tra cui frammenti di ceramica e recipienti che sono ancora oggetto di studio. Ma il pezzo più importante è senza dubbio un piccolo frammento di vaso che reca un'iscrizione in alfabeto Nord-etrusco, di grandissimo interesse scientifico». Aggiunge l'archeologa: «Questi reperti testimoniano una natura commerciale dell'insediamento che era probabilmente collegato a un guado del fiume. Il villaggio si trovava lungo la via che collegava l'area milanese con Bergamo, passando per Brembate e Osio, una direttrice viaria nella quale in passato sono stati rinvenuti importanti resti dei Celti golasecchiani. È nota, ad esempio, una necropoli ritrovata a Brembate alla fine dell'Ottocento, che ha restituito vasellame bronzeo e corredi molto ricchi. Il villaggio fu abitato per circa due secoli e venne poi abbandonato nel V secolo avanti Cristo, dato che non abbiamo ritrovato tracce di successive frequentazioni. Obiettivo della nuova campagna di scavi: definire con maggior precisione l'estensione dell'insediamento».Matteo Sala
domenica, marzo 06, 2005
Un villaggio celtico in riva all'Adda
sabato, marzo 05, 2005
Nafta nell'Adda: paura in piazza Era
LA PROVINCIA DI lECCO 06 05 05
Pronto l'intervento dei tecnici dell'Arpa: hanno circoscritto la macchia, cospargendola con un agente chimico Nafta nell'Adda: paura in piazza Era La chiazza oleosa è comparsa a pochi passi dalla riva: limitati in tempo i danni ambientali
La grossa chiazza oleosa ha fatto la sua apparizione, improvvisamente, ieri mattina nelle acque dell'Adda, proprio davanti alla piazza Era nel rione di Pescarenico. Erano da poco passate le 11 quando la macchia ha incominciato a intorbire la superficie increspata dal vento e a estendersi poco alla volta, per poi raggiungere un'estensione complessiva superiore ai cinquanta metri quadrati. La sostanza inquinante, con tutta probabilità, è fuoriuscita per errore da una vasca di lavorazione di una delle tante aziende della provincia. Fortunatamente è stata notata in tempo da alcune persone che abitano poco lontano dal punto in cui ha fatto la sua apparizione. Questi passanti hanno dato l'allarme, facendo intervenire immediatamente i tecnici dell'Arpa, l'associazione regionale per l'ambiente. I tecnici sono arrivati sul posto nel giro di pochi minuti: la macchia oleosa che galleggiava in superficie è stata subito limitata con gli appositi sacchi, in modo che non si estendesse ulteriormente lungo il corso del fiume. E altri sacchi sono stati messi proprio all'imbocco dello scarico da cui, con tutta probabilità, era uscita la chiazza oleosa. Un "sistema integrato" si sacchi e salsicciotti che ha perfettamente funzionato, visto che la sostanza inquinante è stata circoscritta nel raggio di pochi metri. Sopra la chiazza è stata poi sparsa una particolare sostanza in grado di assorbire la sostanza inquinante senza alterare l'ecosistema circostante. Questo particolare agente di colore bianco è stato poi lasciato agire per tutta la giornata in modo che la macchia oleosa venisse riassorbita completamente. E così, poco alla volta, l'allarme inquinamento è rientrato, senza che ci fossero particolari danni per l'ambiente. Soltanto alcune pietre, ieri pomeriggio, lungo il greto del fiume erano rimaste macchiate dalla sostanza inquinante. E quel che rimaneva della chiazza rifletteva gli ultimi raggi del sole, provocando singolari giochi di luce e di rifrazione. Un particolare "effetto scenico" che comunque non deve far dimenticare la gravità della situazione e, soprattutto, il fatto che non è la prima volta che si verificano sversamenti simili nell'Adda.