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Thursday, October 03, 2013

Imbersago: rifiuti e rottami, i volontari ripuliscono l’Adda

Imbersago: rifiuti e rottami, i volontari ripuliscono l’Adda


 


Hanno sfidato la pioggia e si sono messi all’opera, lungo la sponda del fiume e nell’acqua, per ripulire una delle aree più belle del lungo Adda da rifiuti e oggetti abbandonati. Una decina i volontari che domenica 29 settembre hanno aderito all’iniziativa di Legambiente “Puliamo l’Adda” promossa con il patrocinio dei comuni di Imbersago, Paderno, Villa d’Adda, Robbiate e Calco, e altrettanti che a bordo di canoe hanno passato al setaccio le acque del fiume. Sula terraferma il “raccolto” è stato quello dell’inciviltà di tanti frequentatori del posto che scambiano l’ambiente per un cestino dei rifiuti, tra cartacce e plastica.
Nell’acqua, nonostante l’acqua resa torbida dalla pioggia, sono emersi pneumatici, tubi, latte di vernice, la griglia di un barbecue e molto altro. “Abbiamo trovato borse intere di bombolette di DDT nei pressi dell’osservatorio ornitologico tra Brivio e Imbersago” ha spiegato Ivan, che a bordo di una delle canoe ha scandagliato il fiume. “Abbiamo trovato persino un kit per la pulizia completo di scopa e paletta, quasi una beffa. Ma soprattutto ci ha colpito la schiuma presente nell’acqua, che appare sporca quasi fosse unta di olio”. Per preservare il territorio l’impegno non deve essere solo dei volontari, ma di tutti coloro che lo frequentano.

Friday, September 20, 2013

PULIAMO IL MONDO 2013 -Puliamo l'Adda 2013


legambiente meratese puliamo il mondo - puliamo l'Adda  2013


Cronaca di una 'discesa in canoa', da Olginate a Imbersago. Ad accompagnarci i resti dei pic-nic e una scia di 'schiumetta'


Cronaca di una 'discesa in canoa', da Olginate a Imbersago. Ad accompagnarci i resti dei pic-nic e una scia di 'schiumetta'


Alle volte un’immagine rende più di mille parole. Soprattutto se quanto si intende far emergere è già lì, a portata di “click”, nella sua evidenza. E’ con questa convinzione che, in una domenica pomeriggio di inizio settembre, siamo saliti in canoa: sedile anteriore, quello del passeggero. Macchina fotografica alla mano. E Ivan di Legambiente alle spalle, a farci, in una sola persona, da Cicerone e da Caronte, con la parlantina decisa di chi ha qualcosa da denunciare e la forza nelle braccia per far navigare una biposto con un sol vogatore, da Olginate fin giù al traghetto di Imbersago. Semplice la nostra “missione”: ritrarre, scatto dopo scatto, le pessime condizioni in cui versa l’Adda. Diciamo “semplice” perché effettivamente basta, ci sia concesso il gioco di parole, semplicemente pagaiare per vedere affiorare scie di schiuma e non è nemmeno necessario aguzzare troppo la vista per notare qua e la rifiuti di ogni tipo. Ad aggravare ulteriormente la situazione, la portata ridotta ai minimi termini che inibisce la naturale capacità del fiume di autopulirsi e "rinnovarsi" facendo proliferare anche le alghe che, in diversi punti, arrivano a formare un vero e proprio tappeto a pelo delle acque già tradizionalmente verdi. L'intento finale della nostra "gita" in canoa è dunque "sensibilizzare la cittadinanza e esortare gli enti preposti affinchè mettano in atto, concretamente, ulteriori azioni che possano servire a evitare sversamenti "impropri" nell'Adda e che gli restituiscano un livello di acqua accettabile perchè possa autorigenerarsi" spiega Ivan che, con Legambiente sarà impegnato a rilanciare tali richieste anche nel corso dell'iniziativa "Puliamo il fiume" organizzata dalla sezione meratese nell'ambito della campagna nazionale "Puliamo il mondo", per domenica 29 settembre in compagnia del canoa club Adda7 nel tratto da Brivio a Robbiate.
Ma andiamo con ordine.
Siamo partiti da Olginate in una domenica pomeriggio dal cielo grigio, così minaccioso da scoraggiare anche gli amanti delle passeggiate sull’alzaia, alle volte “casinisti” con il loro vociare che si mescola all’abbaiare dei cani portati al guinzaglio e allo scampanellare dei ciclisti per chiedere pista.
Possiamo così godere della tranquillità propria del fiume, con un silenzio quasi assordante, che condividiamo con i pochissimi pescatori pronti, nonostante la pioggia sembrerebbe destinata a iniziare a cadere da un momento all’altro, a gettare con convinzione l’amo per acchiappare chissà che cosa e soprattutto chissà in che condizioni visto ciò che poi vedremo nella nostra discesa.
Lasciato infatti alle spalle il recente ponte Cantù facciamo rotta verso l’Isola della Torre. La mancanza d’acqua è palese: rispetto al livello della terra, siamo “bassissimi” e in alcuni momenti ci viene anche il dubbio se potremo o meno portare a termine la circumnavigazione. Bottiglie di plastica, sacchetti di patatine ma anche contenitori, coperchi e altri oggetti si notano sulla sponda così come tra le alghe e la melma che ricoprono la superficie del canale.
Tornati nel corso “regolare” del fiume, è sufficiente muoverci per lasciarci alle spalle una serie di bolle. Non appena mossa, l’acqua diventa infatti “magicamente” schiumosa, rivelando la presenza di sostanze disciolte o galleggianti: a Brivio lo strato oleoso, con i suoi mille riflessi colorati, sarà ben visibile a occhio nudo, pronto a darci il “benvenuto”.
Prima di arrivare però ai piedi dell’antico castello e della vicina filanda, ci concediamo una deviazione all’intero della palude, sito di interesse comunitario (SIC) con il suo canneto e le ninfee con le larghe foglie tra le quali, ogni tanto, fa capolino un fiore giallo. All’uscita di imbattiamo in una barca a motore e all’olezzo che lascia dietro di sé nonché alla “schiumetta” che anche lei, come noi, produce avanzando sull’acqua, in senso opposto al nostro.
Siamo ormai nel cuore di Brivio. Procediamo verso il Molinazzo con un airone che ci guarda “appollaiato” su uno dei sassi che emergono in prossimità dell’isolotto posto dinnanzi alla filanda. Il palo della cuccagna ci ricorda che siamo in periodo di Festa e che la Festa non è tale senza lo spettacolo pirotecnico. Rifuggiamo il pensiero degli effetti dei botti legati ai fuochi sulla fauna locale e… andiamo avanti. Ci attende, concentrato su un’unica pianta, uno “stormo di uccelli neri” per dirla alla Carducci: sono cormorani e anche qui rigettiamo l’idea dei danni causati da questi volatili all’ecosistema fiume.
Passato il Toffo, con i cartelli che ricordano il divieto di balneazione, navighiamo sotto il ponticello pedonale e entriamo nello stagno, un tempo “popolato” dalle ninfee ed ora “deserto”. C’è pochissima acqua e un odorino  non propriamente gradevole. Sicuramente qualche nutria, tra l’erba alta, ci sta osservando incuriosita.
Ormai siamo quasi giunti a destinazione. Prima di arrivare a Imbersago facciamo in tempo a osservare qualche scarico diretto in fiume, un tubo per “pescare l’acqua” e ancora qualche bottiglia ed altri “residui” dei pic-nic estivi. Ma è poco prima di arrivare al traghetto che ci accorgiamo che, la schiuma che sempre ci ha seguito nel nostro “viaggio”, ora è invece davanti a noi. Partita chissà da dove, un’ondata è li, davanti a noi, sull’acqua ferma come se qualcuno avesse appena lavato i piatti in un lavello. Bleah! 
Alice Mandelli

Wednesday, February 06, 2013

Paderno d'Adda La Rocchetta


La Rocchetta di S. Maria - complesso

Paderno d'Adda (LC)

La Rocchetta di S. Maria - complesso
IndirizzoPaderno d'Adda (LC)
Tipologia generalearchitettura religiosa e rituale
Tipologia specificachiesa
Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico
Visualizzatore geografico NaDIRvisualizza mappa
Compilatore: Piefermi Antonio (2006)
Funzionario responsabile: Zucchetti Clotilde
Ultima modifica scheda: 12/02/2010

Tappeto


Saturday, February 02, 2013

Campagna tesseramento 2013 Legambiente Meratese


Tutti I martedì sera dalle 21,15 

a Paderno d'Adda Piazza Vittoria 8


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  • SOCIO ORDINARIO con abbonamento a La Nuova Ecologia - €30,00
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Tuesday, November 13, 2012

L'età del cemento Sabato 17 Novembre 2012 Ore 18,30 Osnago La Lo.co


ARCI La Lo.Co. e Legambiente si uniscono contro il consumo di suolo, dalle cave del meratese agli scempi della Regione, attraverso il documentario di Mario Petitto ‘L’età del cemento’. Il regista sarà con noi per raccontarci la storia del suo documentario e per condividere le informazioni sull’utilizzo di suolo.

Saturday, October 13, 2012

Merate: il comitato NO CAVE incontra la popolazione e spiega volumi, ambiti e pericoli. Richiesta unanime di ''congelare'' la VAS


Merate: il comitato NO CAVE incontra la popolazione e spiega volumi, ambiti e pericoli. Richiesta unanime di ''congelare'' la VAS


Serata partecipata ma, purtroppo, dai soliti addetti ai lavori quella organizzata dal comitato "No cave nel meratese e casatese". Mercoledì in sala civica a Merate si è tenuto il primo degli incontri organizzati dal neonato sodalizio, formato da 15 associazioni, che ha lo scopo di opporsi con fermezza al piano cave provinciale che prevede diversi ambiti estrattivi tra Brugarolo, Robbiate, Verderio Inferiore e Superiore, Paderno, Osnago, Missaglia. Tanti i rappresentanti di comuni e associazioni presenti mentre poche sono state le facce di cittadini che hanno dimostrato di interessarsi in prima persona al problema, reale e minaccioso che si sta prospettando.

Ad aprire la serata sono stati Gianluca Redaelli e Laura Bonfanti tra i promotori del comitato che hanno illustrato la situazione entrando nel dettaglio dei vari ambiti.
Sono state così proiettate le fotografie delle aree interessate e, soprattutto, sono stati forniti i dati (che si possono leggere nella documentazione al piano e che Merateonline aveva pubblicato nell'ultimo articolo clicca qui) che hanno portato gli estensori a fare le proiezioni di volumi di estrattivo per gli anni futuri e a calcolare quelli già consumati.
A fare da discrimine, portando al "polverone", è stata la seconda conferenza di VAS di fine luglio quando sono appunto state profilate le ipotesi di cave nel meratese e la situazione è stata portata a conoscenza anche della popolazione. Ai passaggi istituzionali, si affiancheranno ora quelli più popolari con banchetti per la raccolta firme, momenti di confronto tra enti e cittadini, manifestazioni anche di minore entità rispetto a quella ben nota contro la Po Valley nel parco del Curone, ma comunque significative per dimostrare il no del territorio.
Sul pannello sono state mostrate dal "vivo" le aree disegnate sulla carta e che, nel complesso, misurano per il meratese 236 ettari suddivisi in 7 ambiti.
Giuseppe Stefanoni del comitato a salvaguardia del Cornizzolo e Alfio Sala del comitato Valle della Nava

"Era praticamente impossibile non trovare le zone" ha spiegato Laura Bonfanti di Legambiente "ogni volta che siamo arrivati a destinazione, siamo andati a colpo sicuro perché si trattava degli ultimi e unici spazi agricoli verdi rimasti". 

Al termine della presentazione tecnica, la parola è passata al pubblico e in particolare al livello istituzionale.
Il primo è stato il vicesindaco Massimiliano Vivenzio: "In consiglio abbiamo fatto un atto immediato unilaterale con la minoranza per dire no a ipotesi di escavazioni. Già in sede di PGT abbiamo messo dei vincoli alla zona individuata di Brugarolo che è un contesto comunque già penalizzato per una non corretta pianificazione urbanistica".
Andrea Robbiani, Massimiliano Vivenzio e Marco Molgora
A fargli eco è stato il sindaco di Merate che, pur dichiarandosi "abbastanza tranquillo" per il suo territorio, poiché la zona non è comunque priva di vincoli, si è detto consapevole che questo non debba significare un disinteresse verso gli altri comuni. "Ritengo e l'ho già detto anche in Provincia" ha esordito il borgomastro del Carroccio "che la Vas (Valutazione Ambientale Strategica) debba in questo momento essere congelata vista anche l'incertezza sul futuro provinciale. È chiaro che da qualche parte si andrà a scavare ma non credo che la zona sia alla fine questa. Qui non ci sono funicolari per il trasporto ed è chiaro che un eventuale sito estrattivo viaggerebbe a livello di trasporti tutto su strada e ciò non è per nulla fattibile. L'ANCI (associazione nazionale comuni italiani) ha chiesto che il parere dei comuni sia vincolante nel piano provinciale che, con il progetto di legge 158, passerebbe di competenza delle Regioni. Per quanto mi riguarda la segreteria nazionale della Lega ha già fatto sapere quale è la posizione sulla vicenda e quale sarà il voto in consiglio provinciale. Non dimentichiamo, però, che nuove strade, come il tracciato che si sta studiando quale prolungamento della tangenziale est oltre Calco, richiedono costruzioni e dunque sabbia e ghiaia. Così come i centri commerciali che poi si preferiscono scavalcando i negozi di vicinato, dall'Ikea all'Auchan che sono in progetto nella zona del milanese, e che vanno costruiti. E per costruirli ci vogliono i materiali. Così come non dobbiamo dimenticare chi oggi dice no alle cave ma è responsabile dell'edificazione e dell'aumento della densità urbana di tanti comuni limitrofi a Merate".
A chiedersi il perché di un nuovo piano cave nonostante l'esistenza di quello precedente non ancora esaurito è stato il consigliere provinciale di Sinistra e Libertà Alessandro Pozzi che ha comunque contestato la "mancanza di un indirizzo politico da parte della provincia". Particolarmente preoccupato si è detto il sindaco di Missaglia Bruno Crippa il cui territorio è interessato dalla cava di Novaglia. "Se non ci fosse stato il clamore con la nascita del comitato e la raccolta firme, credo proprio che chi aveva pensato questo piano cave sarebbe andato avanti". Decisamente scettico, anzi contrario, al fatto che la decisione su questi ambiti, con il PDL 158, passi alla Regione si è detto il sindaco di Osnago Paolo Strina. "Sono preoccupato che il piano vada ai livelli alti, perché così si è sempre più lontani dal controllo dei cittadini". Ai pareri istituzionali si sono affiancati quelli dei comitati, dal Cornizzolo alla Valle della Nava, con i rappresentanti che hanno sintetizzato i passi compiuti finora, i piccoli successi ottenuti e la difficoltà nel portare avanti un politica "verde" e di rispetto per l'ambiente.

"Non possiamo pensare di inseguire un modello di sviluppo che ormai è al capolinea" ha spiegato Marco Molgora "il territorio è ormai saturo, non ci sono più aree verdi. C'è un momento in cui bisogna dire basta perché sappiamo bene poi cosa succede: tra chi vive e la cava esplode il conflitto e dopo non è più gestibile. Questo territorio ha già dato, di più non c'è da spremere". 

"E' paradossale" ha proseguito Emanuele Panzeri di Olgiate, ex assessore provinciale "la provincia con il PTCP dice di conservare certe aree per l'agricoltura e poi dice sì alle cave". 
La serata, terminati gli interventi, è proseguita con l'invito a porre la firma alla petizione che sarà consegnata poi in Provincia, e che si andrà ad aggiungere alle osservazioni invece tecniche fatte da enti e gruppi di cittadini, sempre per dire NO a quello che da tutti è visto come un vero e proprio pericolo.

IL sito del comitato NOCAVE NEL MERATESE E CASATESE