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Tuesday, February 09, 2010

Per vincere contro il nucleare







Riaprire al nucleare è una scelta sbagliata. E’ inutile per rientrare negli obiettivi stabiliti dall’Europa al 2020 per contrastare i cambiamenti climatici. Non risolve i problemi energetici del Paese. E’ una tecnologia antiquata e insicura. E’ enormemente costoso e per farlo si metteranno le mani in tasca agli italiani. In nessuna parte del mondo è stato finora risolto il problema dello smaltimento delle scorie.



Queste non sono opinioni, ma dati reali e proprio per questo cresce il numero dei contrari, che diventano stragrande maggioranza quando si chiede se vogliono una centrale nucleare nella propria provincia.


Ciò non vuol dire che dobbiamo sottovalutare il rischio del ritorno al nucleare. Al contrario, esistono forti lobby (di pochi) che, per speculare oggi, intendono lasciare alle future generazioni i loro debiti e i loro problemi. Dobbiamo usare la massima intelligenza e le più larghe alleanze possibili per vincere.


Quattro sono, secondo noi, i passaggi.


Innanzitutto, pende di fronte alla Corte Costituzionale un giudizio di costituzionalità della legge di avvio della politica nucleare, presentato da 11 Regioni e sollecitato nel settembre scorso dalle nostre associazioni. L’udienza è stata calendarizzata per giugno di quest’anno.


Sempre a giugno dovrà essere varato il piano nazionale per rientrare negli obiettivi europei al 2020, e lì si dovranno garantire investimenti prioritari alle rinnovabili, senza possibilità di “distrazioni” verso altre fonti.


Nei prossimi mesi saranno rese pubbliche le localizzazioni delle eventuali centrali e ci attendiamo una legittima mobilitazione delle popolazioni e delle istituzioni locali, anche attraverso l’indizione di referendum regionali consultivi.


Riteniamo, quindi, necessario costruire da subito un tavolo di lavoro che unisca i più ampi interessi contro il nucleare (dalle associazioni civili agli agricoltori, dal turismo alle imprese delle rinnovabili, dai pubblici amministratori al mondo scientifico) e costruisca nel Paese una forte maggioranza, contro una scelta, finora operata a colpi di mano e minacce militari.


Riteniamo necessario definire una strategia, che declini una serie di azioni e di interventi, tra i quali rientra anche l’iniziativa referendaria, ma riteniamo che essa debba essere ben ponderata. Altrimenti, rischia seriamente di diventare un favore ai nuclearisti. Dobbiamo ricordarci che gli ultimi 24 referendum non hanno raggiunto il quorum.


Per questi motivi chiediamo ai promotori del quesito referendario di fermare, al momento, la loro iniziativa e di condividere con le altre forze una strategia comune di contrasto alle assurde politiche nucleari, nonché di avvio di reali politiche di contrasto al problema dei cambiamenti climatici.


Oggi serve una larga coalizione di associazioni e movimenti, una convinta e vincente azione che assicuri il più ampio coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali, facendo riemergere il forte movimento di opinione, trasversale agli schieramenti politici, già presente nel nostro Paese.


Perché solo uniti si vince.






Vittorio Cogliati Dezza


Presidente nazionale Legambiente
l'allarme smog


Lecco pronta a chiudere, Merate dice no
I brianzoli: «Il blocco delle auto non serve senza servizi pubblici». Gli ambientalisti: «E' un segnale»
Parlare di caso diplomatico è certo eccessivo. Ma non è sfuggito a molti la singolare diversità di approccio al tema smog da parte di Lecco e Merate, le due maggiori città della provincia e le due città dove - la scorsa settimana - si è registrato il picco nella concentrazione delle polveri sottili, il famigerato Pm10.

Mentre Lecco ha organizzato un apposito vertice con le massime autorità, annunciando l'intenzione di fermare le auto qualora l'inquinamento tornasse a lambire i livelli di allarme, dall'altra Merate è rimasta sulle proprie posizioni: no ai blocchi che non servono a nulla. Nè ora nè mai. Con il paradosso di domenica scorsa con la città aperta e i paesi dell'hinterland che ricadono sotto la giurisdizione di Monza chiusi.

Ma c'è anche chi non è d'accordo su questa linea attendista. Fermare il traffico, non una ma più domeniche, secondo un preciso calendario, inserendo le iniziative all'interno di una serie di azioni concordate tra gli amministratori del Meratese, tutte tese a far diminuire le polveri velenose nell'aria. È infatti questo l'appello che Laura Bonfanti (nella foto tonda), presidente di Legambiente Merate, lancia a Merate e al suo sindaco. «Considerato il suo ruolo ? spiega ? una città come Merate dovrebbe impegnarsi per creare una rete con tutte le altre amministrazioni. Solo in questo modo si può pensare di affrontare un problema come lo smog, che non si risolve Comune per Comune e che, soprattutto, dobbiamo smettere di considerare solo quando siamo in emergenza».

La presidente di Legambiente Merate sottolinea che «il traffico è uno dei problemi principali e di conseguenza e lì che occorre intervenire. Unendo le loro forze, i Comuni del meratese potrebbero fare pressione a livello regionale chiedendo che a Milano siano prese decisioni per incentivare l'uso dei treni, del trasporto pubblico e delle piste ciclopedonali».

Non è un mistero per nessuno che il blocco del traffico ha effetti solo temporanei sullo smog ma, sottolinea la Bonfanti, «dal punto di vista culturale e sociale serve. Il blocco non può però essere una scelta politica. La scelta giusta è attivare politiche valide per tutto l'anno. Se poi, tra le tante iniziative, rientra anche quella del blocco del traffico, ben venga. L'importante è che non sia l'unica azione».

L'appello di Legambiente sempre però destinato a cadere nel vuoto. Il sindaco Andrea Robbiani, nonostante i continui ?sforamenti? ha confermato che non è tra le sue intenzioni quella di organizzare un blocco del traffico.

«A Merate il blocco avrebbe senso solo se si chiudessero le due provinciali. Personalmente sono contrario a provvedimenti estemporanei di questo genere. Ritengo che per risolvere il problema delle polveri sottili, occorra costruire soluzioni strutturali. Fermare le auto una domenica ogni tanto abbassa la concentrazione di Pm10 quel giorno, ma quello successivo le polveri sottili ritornano agli stessi livelli di prima».

La contrarietà del sindaco di Merate al blocco si rafforza poi per il fatto che, come è già successo, i Comuni vanno in ordine sparso, pensando ciascuno al proprio piccolo territorio. «Chiudere Merate ogni tanto non avrebbe senso ? ha infatti dichiarato - soprattutto se gli altri non lo fanno».

Se gli si obietta che la posizione della Lega Nord a livello nazionale è diversa, replica che «tra Milano, Bergamo e Monza da una parte e Merate dall'altra c'è una grande differenza: i primi hanno un trasporto pubblico efficace. Cosa che a Merate non esiste. Se avessimo la metropolitana o il bike sharing potrei anche decidere di chiudere due mesi. Ma non è così».

Chi vive in città, quindi, che deve fare? Rassegnarsi allo smog che viaggia a livelli milanesi? «Noi ? replica il sindaco a questo proposito ? stiamo portando avanti una strategia che non è frutto di una reazione emotiva alla centralina che registra valori elevati ma rappresenta un'alternativa ai veicoli a motori. Il primo punto sarà utilizzare il bio-fix sulle strade, da cui mi auguro otterremo una significativa riduzione delle polveri che si depositano. Quindi costruiremo un sistema di trasporto che fornisca un'alternativa all'auto per muoversi in città. Infine, quando l'area Cazzaniga sarà ultimata, faremo partire il bike-sharing».

Fabrizio Alfano

Monday, February 08, 2010

Cineforum su tematiche ambientali

Monday, January 18, 2010

Goodbye Hopenhagen

Legambiente Meratese Paderno d'Adda 
 ed
 Associazione Lunanuova Solza 
organizzano:



Tuesday, January 05, 2010

Distrutto il caccia-baleniere

Distrutto il caccia-baleniere
(6 gennaio 2010)

Le immagini della vera e propria battaglia al largo della baia di Commonwealth tra una baleniera giapponese e l'Ady Gil, l'imbarcazione dell'associazione ambientalista "Sea Shepherd" Le due imbarcazioni si sono scontrate, gli ambientalisti sostengono di essere stati speronati apposta. Il trimarano galleggia ancora, ma ha subito danni irreparabili



Tuesday, December 22, 2009

Palude Brivio: rinnovata convenzione tra Parco Adda e Legambiente

Palude Brivio: rinnovata convenzione tra Parco Adda e Legambiente






Il termine “palude” richiama alla mente un ambiente poco salutare, caratterizzato dalla presenza di zanzare e sabbie mobili, che deve essere bonificato affinché sia reso vivibile e sfruttabile dall’uomo. Nella nostra Provincia, però, sussiste ancora uno di questi ambienti e precisamente si parla della Palude di Brivio, un “Sito di Interesse Comunitario”, in riferimento all’area situata lungo il corso dell’Adda sui territori comunali di Brivio, Calolziocorte, Cisano Bergamasco e Monte Marenzo. Il mantenimento di quest’area allo stato attuale è di fondamentale importanza, in quanto si tratta di una delle poche zone umide rimaste nella nostra regione e, come tale, permette la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali che qui vi stazionano per periodi più o meno lunghi durante tutto l’anno. Nel 2004 il Parco Adda Nord ha affidato la gestione della Palude di Brivio a Legambiente Lecco, firmando una convenzione quinquennale a tre dove gli attori principali erano l’ente parco e l’associazione ambientalista nella duplice veste di circolo regionale e locale. Da quell’anno l’area è inserita all’interno della rete di Oasi di Retenatura di Legambiente, il sistema delle aree naturali di Legambiente nato con il proposito di migliorare e gestire gli ambienti naturali attraverso la responsabilità e la partecipazione del volontariato. Durante questi cinque anni di gestione, quindi, sono state effettuate più di 8000 ore di volontariato grazie anche alla collaborazione di volontari locali ma soprattutto all’opera dei volontari internazionali dei campi di lavoro di Legambiente Lecco.

“Il lavoro di Legambiente – afferma Simone Bassanelli di Legambiente - non si è fermato al volontariato ambientale, ma ha saputo relazionarsi con i numerosi altri soggetti operanti in quel territorio: il WWF ed il CROSS per la parte di ricerca naturalistica, le Guardia Ecologiche, la Protezione Civile ed i Gruppi Antincendio, ma soprattutto soggetti all’apparenza in contrasto con la nostra associazione: i pescatori ed i cacciatori, con i quali abbiamo organizzato giornate di manutenzione. In particolare poi, l’ATC del meratese, ovvero il soggetto istituzionale che governa gli aspetti venatori territoriali, ha sostenuto anche economicamente alcuni interventi di riqualificazione ambientale, permettendoci l’acquisto di macchinari e la realizzazione di cartellonistica didattica.”

La Palude di Brivio, inoltre, è stata meta di numerose scolaresche che hanno scoperto questo ambiente naturale accompagnate dagli operatori di Legambiente Lecco. Volontariato ed educazione ambientale hanno quindi caratterizzato questi anni di gestione ed il 10 dicembre scorso la convenzione per la gestione è stata rinnovata, per ulteriori cinque anni, a testimoniare la solidità del fruttuoso rapporto di collaborazione tra il Parco Adda Nord e l’associazione ambientalista che ha permesso la “custodia” di un territorio tanto importante. A questo proposito, il Presidente del Parco Adda Nord Agostino Agostinelli ha espresso “viva soddisfazione per il lavoro sin qui svolto ed ha augurato agli operatori ed ai volontari di Legambiente e di tutte le realtà istituzionali ed associative coinvolte nella gestione della Palude un altrettanto proficuo quinquennio di lavoro ricco di soddisfazioni e di risultati eccellenti per la salvaguardia e valorizzazione della biodiversità di questa importante area di interesse comunitario“.

Monday, November 30, 2009

Comitato Lecchese contro Provincia: no alla gara, l’acqua è un ``bene pubblico``

Comitato Lecchese contro Provincia: no
alla gara, l’acqua è un ``bene pubblico``









“Occorre fermare la gara per la gestione dell’acqua in provincia di Lecco. Si deve invece procedere con l’affidamento ad aziende totalmente pubbliche”.

È questo il parere del Comitato Lecchese per l’Acqua Pubblica che critica le affermazioni della Giunta Provinciale di Lecco a seguito della sentenza della Corte Costituzionale che di fatto ha bocciato la legge regionale sull’acqua e, di conseguenza, le decisioni fin qui prese dall’ATO di Lecco.

In particolare la sentenza della Consulta afferma che non è possibile separare la gestione delle reti dall’erogazione dei servizi idrici, cosa invece decisa nel 2007 dall’assemblea dei sindaci lecchesi. Il Comitato ricorda di aver presentato, in occasione dell’approvazione del Piano d’Ambito, uno specifico emendamento che chiedeva di non separare artificiosamente gestione ed erogazione. L’emendamento era stato però ignorato dai sindaci!

A questo punto occorre modificare il Piano d’Ambito approvato dall’assemblea dell’ATO e fermare la gara per l’affidamento del servizio. Non è infatti possibile continuare sul percorso impostato sulla base di una legge regionale che è stata prima modificata grazie al referendum proposto da ben 144 comuni lombardi, e poi bocciata dalla stessa Corte Costituzionale!

Andare avanti con la gara significa esporsi a ricorsi per illegittimità, che rischiano di far perdere altro tempo. È inoltre paradossale, afferma il Comitato Acqua Pubblica, affidarsi in questa fase al parere degli esperti della Regione Lombardia, cioè agli stessi responsabili che hanno scritto una norma rivelatasi incostituzionale.

I sindaci della provincia di Lecco devono piuttosto affidarsi al buon senso e alla richiesta che i cittadini hanno più volte ribadito: cioè il principio che la proprietà e la gestione dell’acqua restino in mani totalmente pubbliche e non vengano affidate al mercato!



In tal senso il Comitato Lecchese per l’Acqua Pubblica denuncia il contenuto dell’art. 15 del Decreto votato nelle scorse settimane dal Parlamento che vorrebbe consegnare l’acqua di tutto l’Italia nelle mani delle grandi multinazionali, magari straniere. Un rischio che corre anche la provincia di Lecco nel caso si perseveri nella decisione di mettere a gara i servizi idrici!



Il Comitato Lecchese per l’Acqua Pubblica chiama a raccolta tutti i cittadini e gli amministratori pubblici che vogliono difendere l’acqua dalle speculazioni del mercato. La priorità, come detto, è quella di fermare la gara e di impostare un nuovo percorso di affidamento diretto della gestione ed erogazione dei servizi idrici ad aziende totalmente pubbliche, come per altro consentito dalla legge.



Comitato Lecchese per l’Acqua Pubblica e i Beni Comuni



Lecco, 30 novembre 2009

Saturday, November 28, 2009

Allungato, non demolito La beffa del muro di Como

Allungato, non demolito
La beffa del muro di Como


La porzione appena costruita della barriera, un'ingombrante mattonata visibile da chi arriva in barca



Due mesi fa, dopo le proteste, il sindaco aveva annunciato l'abbattimento


Sono passati sessanta giorni da quando il sindaco di Como Stefano Bruni ha annunciato, in consiglio comunale, che la muraglia sciaguratamente fatta erigere sul lungolago sarebbe stata abbattuta.

Ma il muro è ancora lì, più brutto che mai. Sessanta giorni vuol dire due mesi: magari non sufficienti a eliminare del tutto l’obbrobrio, ma almeno a cominciare la demolizione, sì. E invece niente. Neanche un colpo di piccone. Anzi: il muro è stato perfino allungato, con una nuova bella mattonata visibile da chi arriva in barca. Così come fu incredibile la costruzione di questo muro del tutto inutile e del tutto incomprensibile (togliere a Como la vista del lago è come togliere ad Amalfi quella della costiera), incredibile è anche lo sviluppo della vicenda. O meglio è credibile se lo si inserisce nell’abitudine molto italiana di fare politica con l’effetto-annuncio, contando sui titoli dei giornali.

E contando sul fatto che poi i giornali, spesso, si dimenticano di andare a verificare com’è andata a finire. Ora, siccome noi avevamo annunciato con una certa soddisfazione la retromarcia del sindaco - anzi, la consideravamo pure una nostra piccola vittoria - abbiamo pensato di andare a vedere se alle parole era seguito almeno qualche mezzo intervento. E invece ci siamo imbattuti in un’ennesima manifestazione di, per essere benevoli, inerzia; o, per usare un termine caro a Brunetta, fannullonismo. Un malcostume politico che qualche anno fa abbiamo visto denunciato sul muro di un Municipio con una scritta dall’ironia longanesiana: «Basta con i fatti, vogliamo promesse».

Di promesse, in questi due mesi, il sindaco ne ha dispensate a piene mani. Sono i fatti che inquietano. Innanzitutto, appunto, il mancato abbattimento. E poi, come dicevamo, il prolungamento del muro stesso. Sul primo fatto, il sindaco si è difeso sostenendo che, essendo ancora aperta un’inchiesta della Procura per reato ambientale, il muro non può essere toccato. Gli oppositori - cioè tutta la città, tutta la stampa locale, la Regione Lombardia, l’amministrazione provinciale, perfino il suo stesso consiglio comunale miracolosamente unito da destra a sinistra: insomma, tutto il mondo - gli replicano facendogli notare che il Procuratore di Como, Alessandro Lodolini, ha sempre detto che il cantiere non è bloccato, e che si può riprendere a lavorare, sia per continuare a costruire il muro sia per tirarlo giù.

Ma il sindaco evidentemente ha preso per buona la prima ipotesi: l’azienda incaricata dei lavori infatti non resta con le mani in mano, anche se invece che abbattere allunga. Una beffa per i comaschi, così giustificata dal sindaco: «Se fermassimo il cantiere, dovremmo pagare una penale». Ma la rabbia dei cittadini cresce anche perché le novità, da quel rassicurante annuncio di sessanta giorni fa, sono state due: una è appunto l’allungamento del muro; l’altra è la chiusura degli oblò ricavati nelle palizzate di legno che cingono il cantiere. Così nessuno può più controllare quel che succede. Qualcuno si è attrezzato con artigianali periscopi. E il disappunto cresce pure perché non si scorgono segnali di mea culpa.

Il muro (lo ricordiamo: costruito ufficialmente per evitare esondazioni che non ci sono più, in realtà per non perdere i finanziamenti di una legge di ventidue anni fa) era stato voluto da due persone: dal sindaco e dall’assessore alle grandi opere Fulvio Caradonna, entrambi del Pdl. Tutti, Pdl compreso, hanno chiesto le dimissioni di Caradonna. Questi ha resistito un po’, e alla fine si è dimesso per poter circolare tranquillo in città. Ma la delega alle grandi opere se l’è presa il sindaco. Il capocronista del quotidiano locale La Provincia, Giorgio Bardaglio, ha scritto un commento intitolato: «Hanno la faccia come il muro». Che succederà? L’altro ieri c’è stata una riunione in Regione e s’è deciso che il muro sarà sostituito con paratie a scomparsa. Ma quando?

Un nuovo progetto non c’è ancora. Si parla di almeno tre mesi. I pessimisti dicono che queste sono altre promesse, destinate a tenere buona la popolazione in vista delle prossime elezioni regionali. Gli ottimisti - che però oltre a essere ottimisti sono anche maliziosi - dicono che Formigoni farà abbattere il muro due settimane prima del voto, per goderne i benefici nell’urna. Una cosa sembra tuttavia certa: sarà la Regione a sobbarcarsi i costi dell’abbattimento e delle nuove paratie mobili: 2,1 milioni di euro.

Il che, tradotto in soldoni, vuol dire che la geniale idea della giunta comasca sarà pagata dai cittadini di Milano, di Brescia, di Bergamo, di Varese, di Monza, di Pavia, di Mantova, di Sondrio, di Lecco, di Lodi. I quali potrebbero riunirsi in una nuova Lega lombarda e marciare su Como come fece il Barbarossa, anche se con intenti diversi da quelli dell’Imperatore.

Tuesday, November 10, 2009

La Provincia abbandona il Comitato per la pace

La Provincia abbandona il Comitato per la pace
di STEFANO CASSINELLI


— LECCO —
«CUCINE SOLARI per il Burkina Faso e forniture per lo sviluppo ecosostenibile in Honduras, sono progetti come questi che ci hanno fatto convincere che i soldi dei contribuenti lecchesi potrebbero essere usati in modo migliore». Così Daniele Nava, presidente della Provincia di Lecco, spiega la decisione di uscire dal Comitato lecchese per la pace e la cooperazione tra i popoli assunta dal Consiglio provinciale lunedì sera.

«LA SOLIDARIETÀ - afferma Nava - è un valore importantissimo e come Provincia porteremo avanti iniziative di sostegno serie e concrete, ma vogliamo essere noi a valutare i progetti e a scegliere quelli che riteniamo meritevoli e seri, non dare soldi senza sapere bene dove vanno. La solidarietà dei lecchesi non deve essere presa alla leggera, con i soldi pubblici credo che i cittadini si aspettino che vengano fatte scelte di un certo tipo». Dopo l’uscita del Comune di Barzanò anche la Provincia ha lasciato il Comitato che la precedente amministrazione guidata da Virginio Brivio aveva fondato. Proprio Brivio ha criticato con forza la scelta di lasciare il Comitato affermando: «Lo avevamo fondato pensando alla strage che aveva colpito Mondo Giusto e alla fondazione avevano partecipato i comuni di Castenovo e Sirtori che avevano visto loro cittadine come Graziella Fumagalli e suor Erminia Cazzaniga morire per aiutare i bisognosi.
La scelta di abbandonare il Comitato sembra più un voler mostrare i muscoli e voler avere le mani libere per decidere tutto da soli senza doversi confrontare che non una scelta ponderata e razionale».

L’EX PRESIDENTE dell’Ente di Villa Locatelli è critico e sottolinea: «La Provincia ha la presidenza del Comitato per cui poteva decidere quali progetti portare avanti tra quelli presentati nel lecchese, invece ha scelto di abbandonare una iniziativa che funzionava e che portava al dialogo e al confronto.
È evidente la volontà di voler fare senza dover rendere conto a nessuno».

SECONDO BRIVIO la scelta non ha fondamento economico «tanto che si finanziavano progetti per meno di centomila euro all’anno su proposte di associazioni lecchesi, quindi l’utilizzo di risorse era minimo rispetto ai benefici di poter aiutare popolazioni bisognose nei paesi d’origine. La scelta della amministrazione Nava è sbagliata».

INFINE Brivio si rammarica per «il silenzio di alcuni consiglieri di maggioranza che non hanno avuto il coraggio di parlare da credenti per difendere questo Comitato che negli anni ha dato la possibilità di aiutare tante persone nei paesi del terzo mondo. Mi è dispiaciuto sentire un silenzio così forte».
I prossimi passi saranno decisivi per capire in quakle direzione va la nuova Giunta della Provincia.

Monday, October 12, 2009

Il centrodestra prosegue la pulizia etnica: ``salta`` anche il presidente del Parco Adda Nord Agostino Agostinelli







Il centrodestra prosegue la pulizia
etnica: ``salta`` anche il presidente del
Parco Adda Nord Agostino Agostinelli





Il presidente Agostino Agostinelli




"Sono state le segreterie dei partiti ad aver posto il problema non tanto i sindaci soci". Non usa mezze misure Agostino Agostinelli, attuale presidente del parco Adda Nord, dimissionario e prossimo a lasciare la presidenza (nel mese di novembre) dopo aver fiutato una certa aria contraria a seguito del cambio delle maggioranze all`interno del Cda. "Lo scorso mese di luglio, dopo le elezioni, l`assemblea del parco si era riunita esprimendo fiducia nei miei confronti e desiderio di continuità . A fine settembre gli stessi membri, o parte di essi, hanno cambiato opinione e mi hanno fatto capire che ci sarebbe stato un cambio di rotta". Prima del voto il Cda del Parco era composto da un 54% afferente al centrosinistra e il restante al centrodestra (34 sono i comuni inseriti nel parco e 3 province Lc-Bg-MB, di cui 19 lecchesi, 5 milanesi e 10 bergamaschi). Una divisione di "massima", vista anche la presenza di liste civiche fra i comuni membri. In pratica nel Cda 5 rappresentanti erano dell`ala di centrosinistra e 4 del centrodestra. Dopo il voto di giugno le proporzioni si sono ribaltate con il centrodestra al 75% e il centrosinistra al 25%. Eletto nel 2007 Agostinelli, in quota al PD, avrebbe dovuto rimanere in carica sino al 2012. "Non mi sono ancora dimesso ma ho avvertito che c`era qualcosa nell`aria nonostante a luglio mi fosse stata riconfermata la fiducia. Ho proposto allora che attorno alla fine di novembre me ne sarei andato con lo scioglimento dell`intero Cda. Il giorno dopo il voto c`è stata una rivoluzione nei rapporti interni nonostante sul profilo professionale tutto fosse andato avanti in maniera molto positiva. In coro il 14 luglio mi era stato chiesto di rimanere sino al termine del mandato, con apprezzamento da parte di tutti per il lavoro svolto sino a quel momento. Al massimo, si era detto, ci sarebbe stata una riorganizzazione interna del Cda facendolo diventare di centrodestra. Siccome ho avvertito che rischiavo di trovarmi a fare solamente della mediazione politica, ho preferito agire diversamente anche perchè il presidente Daniele Nava a nome di tutte le province mi ha espresso l`intenzione di provvedere ad un cambio della presidenza. Sono state le segreterie dei partiti ad avere posto il problema non tanto i soci che mi hanno sempre espresso, anche dopo il voto di giugno, l`apprezzamento per il lavoro svolto nel Parco". I passaggi ora prevedono un`assemblea con la dimissione del consiglio, una seconda assemblea che procederà a far decadere il presidente (in carica solamente per le funzioni di ordinaria amministrazione) e un`ultima assemblea con l`elezione del nuovo Cda che avrà il compito di votare il presidente.